Convegno alla Link University: intelligenza artificiale o identità territoriale?

da | Nov 19, 2025 | IN PRIMO PIANO

Il 13 novembre scorso, presso la sede della Link University di Città di Castello, si è tenuta la terza edizione de «La Forza dell’Umbria del Nord», uno speciale incontro dal titolo «Editoria e Informazione, carta, digitale…e poi?» col sottotesto «Internet ha sgretolato la carta, l’IA sta travolgendo il digitale, chi ha il coraggio di scrivere il futuro?»

Il convegno, patrocinato dal Gruppo Corriere e dal suo editore emerito Francesco Polidori (patron della eCampus) è stato condotto e mediato dal direttore del Corriere dell’Umbria Sergio Casagrande e dal vicedirettore Federico Sciurpa; suddiviso in cinque panel, tra le 9 30 e le 14 00 del mattino, ha visto la partecipazione di nomi di spicco sia dell’editoria che del giornalismo, ma anche di imprenditori, politici ed esperti del mondo dell’informazione.

Dopo i saluti istituzionali del primo cittadino tifernate Luca Secondi e di Stefania Proietti (presidente della Regione Umbria), entrambi sensibili alla complessità del fenomeno ma anche pronti a riporre fiducia nei giovani, reali interpreti oltre che fruitori della rivoluzione digitale, ha preso la parola il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che, dopo aver ringraziato Polidori per l’invito e avergli riconosciuto la costruzione di un vero e proprio sistema culturale nord-regionale, ha citato Bettino Ricasoli e l’Italia di mezzo pre-unitaria in grado, rispetto alle altre due aree, di «costruirsi quasi integralmente da sola», tendenza tutt’ora in atto visto che la sua regione recepisce annualmente aiuti nazionali pari a 680 milioni di euro, contro i 6 miliardi della Campania.

Rinnovando la fiducia per le regioni di centro e ribadendo il particolare legame fra Umbria e Toscana (vedi le acque di Montedoglio convogliate nel Trasimeno, in grave emergenza idrica), ha dichiarato quanto «la carta stampata debba restare fondamentale», insieme alla presenza delle edicole, soprattutto nei borghi più isolati, il tutto in un contesto redazionale di maggiore filtro ed eticità, contro le fake news e l’informazione non di qualità.

Il messaggio di Alessandro Giuli, letto da S. Casagrande, in cui il ministro della cultura ha obliterato ogni forma di progresso «purché abbia come fine il fattore umano», ha preceduto di poco proprio l’intervento del direttore del Corriere dell’Umbria, da tempo critico nei confronti dell’emorragia (locale e nazionale) di edicole e protagonista, insieme al senatore Walter Verini, di un’iniziativa di legge in tal senso; secondo Casagrande non è possibile alcun tipo di futuro nella comunicazione senza l’informazione di qualità perché quella che stiamo vivendo non è una semplice crisi «in grado quindi di risolversi o autorisolversi, ma una vera e propria rivoluzione».

Nel panel «editori in trincea», Maurizio Belpietro, noto direttore de «La Verità», ma anche editore di un gruppo che, oltre al suo quotidiano, include «Panorama», «Sale e Pepe», «Donna Moderna» e altre testate, ha parlato della miopia alla base dello sciopero sul rinnovo contrattuale concordato per il 28 novembre che non terrebbe conto della drastica diminuzione di lettori ed edicole, passate in pochi anni da 33000 a 16000, ribadendo quanto l’IA produca un’informazione mediana mentre il giornalismo professionale debba puntare sull’approfondimento, e di come occorra da parte degli operatori di settore «un radicale cambio di mentalità e una tavola rotonda per un nuovo modello industriale».

Il taglio d’ispirazione anglosassone de Il Corriere della Sera (raccontato da Alessandro Bonpieri, direttore generale del nuovo RCS) parla di 750 000 abbonamenti digitali con una IA in grado di clusterizzare i lettori anche attraverso un’assistente virtuale endogena e conversazionale, uno zoccolo duro che ricerca quindi in Rete direttamente la testata e non la notizia, laddove Lino Morgante (editore e direttore della Società editrice Sud, Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia) punta ancora sul cartaceo e sul giornalismo di prossimità, investendo sul porta a porta, anche a scuola, ma riconoscendo un agio alle edicole e criticando la pirateria che cracka i quotidiani, spesso introducendo paradossalmente pubblicità diverse.

Il break di Carmela Colajacovo (presidente del gruppo Sole 24 ore) che, nel sottolineare i 160 anni del giornale da lei rappresentato ne ha valorizzato il brand, è seguito a quello di Cerbone (amm. delegato Gruppo Nord-Est) che ha definito «cannibalismo informativo gratuito» quello operato ogni giorno dall’IA, la quale in poco tempo si è evoluta soltanto in termini di velocità di calcolo ed aspettative, mentre la presenza onoraria di Paolo Berlusconi si è distinta per il suggerimento di imparare a governare l’intelligenza artificiale piuttosto che combatterla.

Nel panel con Alberto Barachini (sottosegretario all’editoria e all’informazione), si è parlato invece degli sforzi governativi per potenziare quello da lui definito «l’ecosistema dell’informazione», un «tunnel in cui il lettore entra e fatica ad uscire»: ideatore di una Commissione di 13 esperti, incluso il gesuita Padre Benanti, il sottosegretario ha ribadito l’importanza delle edicole («presidi di democrazia») e di quanto l’UE, e in particolare l’Italia, siano in prima linea sulla regolamentazione dell’IA, e più in generale sulla trasparenza nel mondo dell’informazione digitale.

Il panel dedicato ai direttori si è aperto con Tommaso Cerno («Il Tempo») che ha parlato si salto di paradigma: «un tempo era il giornalista a cercare la notizia, adesso avviene il contrario», e di quanto sia necessario schierarsi in modo preventivo («solo il sapone è neutro»), visto che l’IA ha pensionato il giornalismo digitale, rilanciando il mestiere del vecchio cronista e il microcosmo della redazione; Pietro Senaldi (codirettore di «Libero») ha polemizzato sugli aiuti governativi al cinema, decisamente superiori rispetto a quelli all’editoria, nonostante in Italia ci siano più lettori che spettatori, mentre Claudio Rinaldi (Gazzetta di Parma) ha sottolineato l’importanza di una rete di collaboratori locali per una realtà storica (dal 1728) che fa del rapporto col territorio il suo punto di forza.

Luca Telese (Il Centro) ha celebrato il giornalismo di prossimità, fondato sull’interconnessione diretta, non demonizzando la pirateria, forma di pubblicità involontaria, ma criticando quanto Google overview sacrifichi il sacro ruolo delle firme, laddove Andrea Barchiesi (ingegnere elettronico esperto in digital strategy) ha utilizzato la lenta metamorfosi dei pesci in anfibi come metafora evolutiva del giornalismo verso l’IA, criticando però quanto l’UE si sia autoassegnata il gregario ruolo di terzietà normatrice nel braccio di ferro digitale fra il blocco statunitense e quello cinese.

L’epilogo col presidente dell’Agicom, Giacomo Lasorella, abile nel raccontare la dialettica fra piattaforme e editori, anche nel complesso intrigo della legislazione internazionale, ha chiuso il convegno con l’importante richiamo ad Habermas, che esortava il formarsi dell’opinione pubblica attraverso la lettura dei giornali, senza i quali non è possibile l’essenza stessa di democrazia.

Giornalismo di qualità, legame col territorio e un recupero dell’etica di redazione sembrerebbero quindi non gli antidoti e nemmeno gli anticorpi ma gli enzimi di una IA funzionale ad un’informazione corretta che invogli i giovani alla lettura, ma anche all’intraprendere una carriera che negli ultimi anni sembra aver perso prestigio e credibilità, e che invece rappresenta la colonna vertebrale di una corpus intellettuale in buona salute.

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