GrokipedIA: Wikipedia secondo Musk

da | Gen 14, 2026 | IN PRIMO PIANO

Parallelamente all’uscita del libro del fondatore di Wikipedia che illustra le sette regole alla base del concetto di verità, secondo la sua creazione, l’ottobre scorso c’è stato il varo di Grokipedia, l’enciclopedia gratuita on line (organica all’ecosistema xAI), fortemente voluta da Elon Musk proprio per contrastare la più popolare antagonista da sempre invisa al magnate.

Con un lancio base a design minimalista, accessibile da browser su qualsiasi piattaforma, inizialmente solo in inglese e senza né immagini né video, Grokipedia ha subito messo a disposizione fra le 800 000 e le 900 000 pagine; formattata come Wikipedia, il parto di Musk ha incassato già dall’inizio molte critiche proprio per gli articoli ripresi integralmente dal competitor, comportamento già denunciato per lo stesso Grok, il chatbot che ne crea artificialmente i contenuti, anche se Elon ha puntato molto sulla funzione di fact-checking in tempo reale.

Quello che è saltato subito agli occhi dei più attenti osservatori è l’incongruenza fra alcuni fonti riportate e i contenuti condivisi che, su alcuni temi «caldi» come il surriscaldamento globale, sembrano ricalcare pedissequamente il Musk-pensiero, la cui agiografia totalizza ben 11 000 parole, incluso un paragrafo dedicato alla propria dieta e relativa perdita di peso.

Nelle intenzioni del tycoon, Grokipedia nasce per fornire un’informazione più neutrale e imparziale rispetto a quella decisamente «schierata» di Wikipedia, ribattezzata a tal proposito dall’imprenditore «wokepedia», per sottolinearne la presunta adesione alla cultura woke.

Non è la prima volta che Wikipedia si vede contrastare da eventuali antagonisti, visto che esistono già Citizendum (portale da 16 000 voci non gestito da normali cittadini ma da una platea di esperti) e Conservapedia (60 000 voci), ma questa è la prima volta in assoluto che la cosa avviene tramite l’esclusivo utilizzo di chatbot, nonostante sia difficile risalire alle fonti, identificare eventuali contributi umani e, come visto, le informazioni condivise tendano ad essere tutt’altro che imparziali.

Inoltre, fattore non trascurabile soprattutto per chi, come il magnate di X, ragiona sopra i sei zeri, pescando molto materiale da Wikipedia, i chatbox di Grokipedia pesano economicamente sui server rivali, compiendo un’(in)volontaria operazione di parassitismo digitale.

IL «GROK» ROSA

Tra la fine del 2025 e gli inizi del 2026, uno scandalo sembra aver travolto Grok, visto che hanno iniziato a circolare in Rete immagini di donne e minori, in bikini e senza il necessario consenso, partorite proprio dall’assistent AI di Musk e subito effigiate dall’ilare meme «Grok Bikini Shop»: dall’innocente, si fa per dire, scelta delle dimensioni del bikini si può arrivare, sapendo come muoversi, al deep nude o al deep porn, oppure generare a corredo delle immagini dei veri e propri racconti osceni.

La difesa di Musk (che inizialmente ha ironizzato, quindi invocato la libertà d’espressione) è che tali immagini possano essere create solo partendo da quelle generate dal chatbox e non da quelle caricate dagli utenti, ma dei giornalisti hanno dimostrato, al contrario, che la funzione «spicy» possa essere aggirata modificando la propria foto fino a renderla pensata da Grok.

Nel frattempo, Grok ha raggiunto i 20 miliardi di dollari fra download e finanziamenti, registrando dal 2 gennaio un aumento giornaliero del 54%, e X del 25%, nonostante l’opinione pubblica e molte istituzioni abbiano manifestato apertamente il proprio dissenso: una coalizione di organizzazioni statunitensi, guidate dalla CFA, ha presentato una richiesta formale di indagini, sia statali che federali, per valutare «la promozione, la creazione, la facilitazione della condivisione di immagini intime non consensuali (NCII)», soprattutto dopo la segnalazione del Guardian di foto riguardanti una dodicenne, mentre la Francia sta valutando l’eventuale violazione del Digital Services Act, Brasile Malesia e India si sono pronunciate in modo negativo e l’Inghilterra, prima attraverso la Commissione alle pari opportunità alla Camera dei Comuni che ha annunciato di voler boicottare X, e poi tramite la portavoce del Primo Ministro, Keir Starner, che ha criticato Musk dicendo che «trasformare la funzione […] in un servizio premium non risolve il problema», si sia dichiarata ostile.

Partendo dal presupposto che il temporaneo rimedio pensato da Musk (rendere disponibile il tasto «modifica immagine» solo per gli abbonati) sembra più una scorciatoia per lucrare ulteriormente puntando alla morbosità, lo stratagemma sembrerebbe facilmente aggirabile attraverso la app di Grok, o il sito «standalone», per cui il divieto permarrebbe solo per chi tagga Grok su X.

L’ultimo atto (12 gennaio) è un fascicolo aperto su X da parte della britannica Autorità di regolamentazione della sicurezza su Internet per eventuali «atti osceni o pornografici […] o pornografia infantile», mentre l’AI assistant sembrerebbe violare anche gli standard di Google Play, la qual cosa non impedirebbe però al Pentagono di opzionarlo come Chatbot ufficiale.

LE NUOVE FRONTIERE DELLA LIBERTÁ(?)

Wikipedia è finanziata dai lettori e curata da volontari: con oltre 7 milioni di voci nella sua versione inglese e la traduzione in 300 lingue, la bipartizione interna in Wikimedia e Wikidata, e il ricircolo finanziario interno destinato al supporto tecnico, legale e istituzionale, permette di modificare i contenuti e di ricercare le fonti, ed avverte quando queste ultime sono assenti o incomplete.

Come ogni emanazione democratica è imperfetta e perfettibile, punta idealmente alla neutralità ma si aggiorna quotidianamente sui propri errori grazie alla polis di cittadini digitali che la solcano; è animata dal dubbio e dalla coscienza critica, quella che Adorno definiva «la pagliuzza nel tuo occhio che è la migliore lente d’ingrandimento».

Con l’utopico miraggio di neutralità perfetta, vigilata da enti non umani o post-umani, Grokipedia consegna invece un sapere ready made a una platea di passivi scroller che non interagiscono di e con la cultura ma se ne lasciano attraversare: il 15 dicembre scorso sulle colonne de La Repubblica, Antonio Spataro definiva la dialettica Wiki-Grokipedia simile a quella «fra una piazza e un teatro», laddove probabilmente il parto di Musk sembra più la voyeuristica, culturalmente parlando, scena di un incidente.

Alla base dell’ennesima algoritmica sfida all’umano, si nasconde il crollo dell’enciclopedia come vivente architettura del sapere, e dell’informazione non più intesa come mattone del pensiero critico ma come oggetto di consumo.

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