Liceali della libertà

da | Ott 6, 2026 | SUI BANCHI DI SCUOLA

Prosegue la protesta diffusa degli studenti francesi, iniziata dalle banlieue parigine più di una settimana fa per denunciare la mancanza d’insegnanti e l’assenza (o fatiscenza) di mezzi nella scuola pubblica, e culminata giovedì scorso, durante quello che è stato definito dallo stesso movimento studentesco «atto II», con gesti di «violenza senza freni», come ha commentato a caldo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez.

1027 gli istituti coinvolti (un liceo su quattro), duemila discenti fermati, tra cui molti minorenni, e dozzine di agenti feriti per una rivendicazione che ha lentamente assunto le proporzioni di una vera e propria crisi nazionale: saccheggi di negozi, incendi, devastazione della proprietà pubblica e lanci di mortai pirotecnici, con il Guardasigilli che ha richiesto ai procuratori «la massima severità» nel gestire i ragazzi coinvolti, mentre il Governo ha convocato una riunione d’emergenza con prefetti, vertici della polizia e della gendarmeria, e i responsabili dei servizi dell’intelligence.

L’epicentro delle violenze è stata Marsiglia, dove tre membri dell’equipe scolastica del liceo Victor Hugo sono stati raggiunti da «schizzi di benzina», e non cosparsi da essa come inizialmente si era pensato, ma comunque esposti a un’aggressione senza precedenti, un mezzo dei marinai-pompieri è stato dato alle fiamme e ignari cittadini e giornalisti (insieme ai vigili del fuoco) picchiati, e un mezzo del battaglione attaccato.

Nantes (dove l’atrio di un liceo è stato vittima di un incendio doloso), Montpellier, Rennes, Strasburgo, Digione, Nizza, Tolosa, Bordeaux, Valence e Besançon, gli altri centri urbani presi d’assalto, col ministro dell’Istruzione Édouard Goffray che ha fatto coro a quello dell’Interno definendo simili violenze ben oltre le semplici, e legittime, rivendicazioni scolastiche e garantendo lezioni a distanza per tutti quegli istituti in cui blocchi e danneggiamenti impediscono lo svolgersi della didattica in condizioni di sicurezza.

Eppure, la rivolta sembra aver avuto il suo prologo nel liceo Paul Éluard a Saint-Denis (luogo d’origine del poeta surrealista), con gli studenti pronti a denunciare la presenza di una sola infermiera part-time, nessun assistente sociale, bagni fuori uso, servizi degradati, muri sgretolati e topi in libertà come ne «La Peste» di Camus, ma anche specchi assenti, porte fuori asse, mancanza di sapone e carta igienica, e classi abbandonate a sé stesse senza insegnanti, né titolari né supplenti.

Fra gli slogan dei protestanti, spesso spalleggiati almeno in questa prima fase anche da alcuni docenti, frasi come «Liceali in rivolta», «Lo Stato ignora i giovani delle periferie», «Soldi per l’istruzione non per la guerra e nemmeno per i padroni», ma soprattutto il gioco di parole «Chiediamo il bac e ci mandano la Bac», facendo riferimento al «baccalauréat», la maturità francese, e il BAC, la «brigade anti-criminalité», uno dei reparti di polizia più cruenti e meglio diffusi nelle periferie.

Uno dei primi personaggi politici a cavalcare l’onda insurrezionale dei liceali è stato proprio il primo cittadino di Saint-Denis, Bally Bagayoko, eletto da sei mesi ed alfiere di France Insumise che, deplorando l’intervento troppo deciso dello Stato, ha dapprima respinto le accuse di strumentalizzazione politica, quindi, definito fondate le rivendicazioni e infine legittimato la violenza dei manifestanti, atteggiamento che gli è valso una segnalazione alla Procura di Babigny da parte del prefetto per «provocazione a commettere un reato», e che ha prontamente ridimensionato insieme ai maggiori esponenti del suo partito.

La leader di Rassemblement National, Marine Le Pen, ha accusato il leader di France Insumise, Mélenchon, di essersi assunto «una grande responsabilità» ingrossando le file dei manifestanti coi propri militanti e deputati, mentre Bruno Retailleau, candidato della destra alle presidenziali 2027, si è scagliato contro Mélanchon and co, rei a suo dire di «organizzare l’insurrezione», «affascinati dalla violenza e dalla sedizione» e chiedendone l’interdizione politica, soprattutto dopo l’appello ai genitori d’interporsi fra i liceali e le forze dell’ordine, e l’affermazione «bisogna tenere testa alla brutalità della polizia», che ricorda quella storica di Jean Paul Sartre: «bisogna spingere il poliziotto al limite di quello che rappresenta».

Gli intellettuali si dividono fra chi pensa che Mélanchon cavalchi, o incoraggi, il caos studentesco perché sa che altrimenti non potrà vincere le elezioni, rischiando di seminare un panico generalizzato che muoverà l’elettorato moderato verso l’estrema destra, e chi invece ne rispetta la popolarità (40% dei votanti nella fascia d’età 18-24) e il tentativo di formare un blocco unico con giovani, periferie, intellighenzia, dipendenti pubblici, sinistra culturale e movimenti sociali, pur disapprovandone l’aurorale apologia di violenza, e ricordando che i moti studenteschi sono storicamente labili e facilmente predati da contromanifestanti e facinorosi, anche perché poco strutturati e bisognosi di estremismi, in quanto incapaci di incidere concretamente tramite gli scioperi.

Nel frattempo, la sommossa sembra essersi in parte sedata, ma le organizzazioni studentesche (insieme ai sindacati) annunciano un «atto III» per la settimana appena iniziata in attesa di misure concrete da parte del Governo; al contrario, il ministro della Giustizia Darmanin invoca la responsabilità civile dei genitori dei giovani «casseurs», provvedimento che da un lato potrebbe funzionare come migliore deterrente rispetto alla semplice detenzione dei minori, e che dall’altro risarcirebbe le casse dello Stato per dei danni che nella sola Ile de France hanno raggiunto i 7 milioni di euro.

FARE LE BARRICATE COI MOBILI DEGLI ALTRI

«Vogliamo fare la rivoluzione ma preferiamo fare le barricate coi mobili degli altri», scriveva Flaiano per ironizzare sullo scarso spirito aggregativo italiano rispetto alla vocazione giacobina dei cugini francesi, e in effetti mentre l’Oltralpe brucia al vento di protesta post-sessantottino dei liceali, nel Balpaese succede qualcosa di molto diverso.

Al «narcisismo esasperato» dei lycéennes (termine coniato dal filosofo e saggista Bruckner) , l’Italia risponde con l’accoltellamento a Centocelle della professoressa delle medie Isabella Marsilio (66 anni), da parte di un tredicenne appassionato di true crime e social filo-suprematisti, infuriato per un paio di insufficienze ingiustificate, e ora ricoverato al reparto di psichiatria infantile del Policlinico Umberto I.

A soli nove chilometri da quella scuola capitolina, giovedì 1° ottobre scorso, nel liceo Amaldi, gli agenti di polizia del Casilino hanno perquisito gli zaini di tutti gli studenti per scongiurare la minaccia di un massacro (89 morti), comparsa sulla pagina Spotted dell’Instagram istituzionale, nei giorni immediatamente precedenti.

Lo studente responsabile dell’annuncio (successivamente smentito), anonimo per la funzione Ngl (Not gonna lie) della app che normalmente veicola innocui frammenti di discorsi amorosi, si è firmato Ayano Aishi, protagonista di un videogioco di azione di matrice orientale, laddove l’accoltellatore di Centocelle si era affidato più platealmente a Tik Tok per il countdown all’aggressione: «meno cinque ore».

La violenza sociale contro l’individualismo social dunque, entrambe imperniate sul progressivo degrado della scuola pubblica e su un’azione di governo repressivo/sanzionatoria, più attenta alle quote stranieri (Italia) e alla politica estera (Francia) che non al disagio civile, con le opposizioni che strumentalizzano il fenomeno imputandolo agli avversari piuttosto che cercare di contestualizzarne la reale portata antropologica.

Dispersi in folle oceaniche per tradizione rivoluzionaria o isolati in unità autarchiche per storici regionalismi, i giovani studenti francesi e italiani più si muovono e più sembrano immobili dal punto di vista delle barricate ideologiche che li separano da chi dovrebbe ascoltarli, e che invece sembra più intento a issarsi sui mobili degli altri per tutelare una libertà che ha contribuito a distruggere.

BONUS 500

DISLESSIA A SCUOLA

NEWS

[wp-rss-aggregator]

Articoli Recenti