Famiglia naturale o legittima?

da | Apr 5, 2023 | IN PRIMO PIANO

Il prossimo 12 maggio «i sindaci per i diritti» (fra gli altri Sala, Gualtieri, Nardella e Decaro) si riuniranno per una manifestazione a Torino e chiederanno al Parlamento italiano di varare una legge in merito al riconoscimento anagrafico di figlie e figli nati da coppie omogenitoriali e, nel frattempo, riprenderanno a trascrivere gli atti integrali di nascita costituiti all’estero relativi a coppie di donne, e cioè quelli che non includono il ricorso ad uteri in affitto.

Su quest’ultima fattispecie regna il più assoluto silenzio da parte del Ministero dell’Interno, in attesa di conoscere il parere dell’Avvocatura di Stato: al di là dell’incertezza tecnico-giuridica, il tema dell’omogenitorialità sembrerebbe riconoscere di fatto il luogo della differenza in materia di procreazione.

Già il 18 marzo scorso, la manifestazione di piazza a Milano pro-omogenitorialità con slogan quali: «è l’amore che crea una famiglia» o «spiegate voi a mia figlia che non sono sua mamma», aveva provocato un fitto dibattito col minimo comune denominatore di un evidente vuoto normativo, e toni dal serioso all’ironico (Nichi Vendola, padre col marito Ed di un bambino nato con maternità surrogata, ha ricordato a tutti che nemmeno San Giuseppe era un padre biologico), ma la questione oltre che essere pratica e di scottante attualità, si infila nella carne viva di un altro problema tutto italiano: la demografia.

FAMIGLIA NATURALE O LEGITTIMA?

Dopo la piazza arcobaleno del 18 marzo, la Ministra FdI per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella, rispolverando una vecchia idea del suo partito, e cioè quella di estendere le pene previste dalla legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita anche alla maternità surrogata praticata all’estero dal cittadino italiano, aveva dichiarato: «faremo una legge perché l’utero in affitto non è realmente perseguito nel nostro paese […] una maternità surrogata costa circa 100 mila euro e alle donne ne arrivano 15-20 mila. In Europa ci sono addirittura delle fiere, è un mercato di bambini.»

Già il Senato ha espresso parere contrario al certificato di filiazione europea, ma il Viminale ha anche ordinato ai sindaci di non trascrivere all’anagrafe gli atti di nascita integrali delle coppie gay; FdI, col progetto di legge Varchi, punta a inibire il «turismo procreativo» in Nordamerica e in India, estendendo le pene già previste in Italia, e cioè la reclusione da tre mesi a due anni.

La Destra, facendo leva sulle riserve dell’ala cattolica di Sinistra (i teodem), esaspera i toni arrivando a pronunciare frasi francamente discutibili, come quelle del  vicepresidente della Camera Rampelli: «scambiano i bambini con i puffi», esternazioni che secondo la Roccelli sono sbagliate nella forma ma non nella sostanza, e le fa coro Matteo Salvini: «il bimbo viene al mondo e deve essere adottato se ci sono una mamma e un papà».

Dalla Sinistra, la replica del Pd della Schlein, che sta preparando una legge a firma Zan che permetta alle coppie omosessuali l’accesso al matrimonio e all’adozione, il riconoscimento dei figli alla nascita e la tutela dei minori nati all’estero, ma anche l’unanime condanna del reato universale proposto da FdI, che finirebbe solo col penalizzare migliaia di bambini già perfettamente integrati nel tessuto sociale.

La barriera cattolica di Sinistra alla veemenza Schlein sui diritti Lgbtq+, si erige sul divieto alla maternità surrogata e all’utero in affitto, affinché resti un reato, sia in Italia che in Europa, ed in tal senso si è espressa chiaramente, sulle colonne di Avvenire anche Francesca Izzo, femminista ed ex parlamentare dei Ds, critica nei confronti della natura commerciale della maternità surrogata, sia essa presentata come «solidale» o «altruistica».

Come molti altri cattolici di Sinistra, anche la Izzo condanna la riduzione morale della donna a mera incubatrice, sostenendo che per le coppie che abbiano problemi di concepimento esistano altre vie, come l’adozione, e che i figli nati da maternità surrogata hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro bambino, visto che il padre biologico, non appena tornato in Italia, li iscrive tranquillamente all’anagrafe.

Il genitore intenzionale deve seguire la via tracciata dalla Cassazione (l’adozione in casi speciali), e cioè la stessa di un uomo che sposi una madre nubile: secondo la Izzo le coppie omosessuali non dovrebbero avere un trattamento di favore, soprattutto se sono ricorse all’utero in affitto, pratica ritenuta legale solo da 20 paesi su 212. 

Mentre la Meloni si sfoga privatamente contro alcuni esponenti del proprio schieramento, rei di affermazioni al vetriolo tipo: «le coppie monogenitoriali non esistono» o «la maternità surrogata è come la pedofilia», invitando tutti a una maggiore cura delle parole in quanto esponenti di Governo, il dibattito sembra focalizzarsi sulla gpa (gestazione per altri), che in realtà è praticata per la maggior parte da coppie etero, quando invece il punto è, al contrario, il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali nati all’estero.

Il panorama legale in merito alla gpa (o maternità surrogata) è frastagliato, ma in linea di massima inviso soprattutto alle coppie gay, mentre in alcuni paesi come la Grecia, il Portogallo, ma anche in Russia, è praticabile da coppie etero o lesbiche, laddove nel Regno Unito le coppie gay possono ricorrervi ma solo per la fattispecie solidale.

Al di là dell’ostracismo culturale che permea questo dibattito (intriso di politicamente corretto e cattolicesimo reazionario) e al di là dell’infertilità, che nel Belpaese continua ad essere vista e trattata non come una malattia ma come un tabù, il lungo cammino dell’illegittimità devia nel 1975 col passaggio per i figli adulterini dalla definizione, per l’appunto di «illegittimi», a «naturali», e approda al tardivo 2012, quando fu eliminata qualsiasi distinzione giuridico-legale fra figli nati dentro e fuori dal matrimonio.

Ora, ben undici anni dopo, i figli nati da coppie dello stesso genere retrocedono a una condizione legale pre-1975 tornando illegittimi e in qualche modo meno garantiti rispetto ai figli di coppie etero che ricorrono anche loro alla gpa, e questo in nome della pretesa difesa della famiglia naturale.

I rischi sono quelli di porre argini giuridico-ideologici a un fenomeno già in espansione, invece di cercare di normarne le inevitabili aberrazioni sistemiche, ma anche quello di darsi, demograficamente, la zappa sui piedi, o di lasciar passare il concetto che una donna è tale solo se madre, ma di coppia etero.

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