Dura e anacronistica. Così può essere definita la decisione del Liceo Malpighi di Bologna, che ad inizio anno scolastico ha vietato ai propri studenti (ed esteso anche ai docenti) il divieto di smartphone in classe. Questa direttiva interna ha fatto discutere non poco, pur non essendo una novità assoluta, considerando che da normativa ministeriale, firmata dall’allora ministro dell’Istruzione Fioroni 15 anni fa, squilli, chat e messaggi erano già vietati in classe.
ESTESO A TUTTI – Da questo liceo ha preso spunto il nuovo Ministro Valditara, che vorrebbe estendere a tutte le scuole di Italia tale normativa: «Io dico che non si deve entrare in classe con il cellulare. Si può avere la facoltà di lasciarlo fuori, o comunque non dentro le aule di lezione: a scuola si va per studiare non per chattare». Categoriche e poco interpretative le parole del Ministro dell’Istruzione, legittimate proprio dal liceo Malpighi, dove a violare la nuova regola sono stati soltanto 3 studenti su 530.
RIFLESSIONI – Questa restrizione, come era prevedibile, ha diviso sia studenti che docenti: a detta degli insegnanti ne fuoriescono premiati l’inclusione e i rapporti interpersonali, penalizzati dal «mondo virtuale» rappresentato dai social. Banditi gli smartphone, si socializza molto di più a ricreazione, riunendosi per dibattiti di ogni tipo, un unicum nell’epoca attuale. Punto fondamentale è poi la maggiore concentrazione durante le ore di lezione. All’inizio gli studenti erano un po’ diffidenti ma, come spiegano i docenti dell’istituto bolognese, dopo molto dialogo e confronto, e dopo accurate riflessioni, la normativa è stata accettata, senza essere subita come una imposizione dall’alto. Infatti, il consiglio dato alle istituzioni è proprio quello di ragionare su questa idea dopo un dialogo profondo con i ragazzi; solo in questo modo l’effetto potrebbe rivelarsi positivo permettendo loro di guardarsi più negli occhi senza il filtro dei propri smartphone.
Domanda Mad, come si compila e quali corsi bisogna presentare
Un altro anno scolastico volge al termine e gli aspiranti docenti pensano già al successivo, tra corsi daconseguire e domande da presentare. Tra queste c’è anche quella per la messa a disposizione (piùcomunemente chiamata MAD), che si colloca al primo posto tra le...