Autonomia, Neet e sanzioni: le proposte del nuovo Ministro dell’Istruzione e del Merito

da | Nov 28, 2022 | IN PRIMO PIANO

Il 21 novembre il Ministro dell’istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (Lega) ha partecipato a un evento a Milano denominato «Italia, direzione Nord», promosso dall’Associazione Amici delle Stelline e dall’Istituto di ricerca Osservatorio Metropolitano di Milano, una delle prime uscite pubbliche che ci ha permesso di conoscere il nuovo inquilino di Viale Trastevere e di inquadrare l’assetto riformistico della sua delega.

Piacevolmente incalzato dal giornalista che mediava l’evento, Valditara ha promosso due sue pubblicazioni, la prima più di taglio accademico («Alle radici romane della Costituzione- Persona, Famiglia, Stato, Proprietà, Libertà»), la seconda, scritta a quattro mani con Amadori («L’Italia che vogliamo- il manifesto della Lega per governare il Paese»), più di natura programmatica e strettamente legata all’attualità, anche se antecedente alla sua nomina.

Dopo una breve introduzione sullo sviluppo della globalizzazione, a partire dal crollo del muro di Berlino (1989), dalla caduta del blocco sovietico e dall’apertura del mercato cinese al libero commercio, il Ministro ha cercato di inquadrare la nascita della Lega come forza politica tesa alla decentralizzazione e sburocratizzazione dello Stato, per consentire alle imprese italiane (in particolare a quelle lombardo-venete) di competere sul piano internazionale in maniera vincente; la semplificazione, tra l’altro, è uno dei temi che sta più a cuore al neo-Ministro, per niente ansioso di apporre il proprio nome sull’ennesima riforma ma maggiormente concentrato, com’è nella natura del partito che rappresenta e che lo rappresenta, alla risoluzione pratica di tare ventennali.

Come sempre si comincia dai dati, e i 20 000 studenti italiani iscritti agli Istituti tecnici e professionali, contro i 900 000 della Germania, indicano un ritardo e un problema strutturale che Valditara così commenta: «la filiera dell’istruzione tecnico-professionale deve diventare un percorso formativo di serie A e non di serie B, com’è stato considerato finora» (non dall’asse Draghi-Bianchi, che proprio del rilancio degli Its aveva fatto uno dei perni della propria politica).

La doverosa sottolineatura del penoso stato dell’edilizia scolastica italiana (mai più tragedie!), ha poi introdotto i concetti di merito e talento, anche alla luce della recente polemica, non solo giornalistica, sull’ «arrivismo tossico», e su questo argomento il Ministro è stato molto chiaro raccontando di come l’ascensore sociale, dagli Anni Cinquanta al 1975, abbia permesso a molti studenti meritevoli ma nati in contesti privi di risorse di laurearsi e scalare posizione economica, e di come tale meccanismo si sia fatalmente inceppato, al punto che nel 2022 siamo tornati a cifre paragonabili al 2000: l’idea è quella di potenziare le borse di studio, costituzionalmente previste e per niente obsolete, puntando (sul piano didattico) alla maieutica socratica, alla didattica collaborativa e all’integrazione fra la meritocrazia e il principio (in questo caso laicamente inteso) del «non lasciare nessuno indietro».

Prendendo poi in prestito dalla stretta attualità quel 45% di offerte di lavoro (1 200 000 posti) inevase dalle aziende per carenza delle qualifiche richieste, argomento che secondo l’opposizione chiama a gran voce una revisione della politica sull’immigrazione, Valditara ha invocato una scuola più territoriale e attenta alle dinamiche professionali, appello inevitabilmente coordinato a maggiori controlli sui posti di lavoro, anche per scongiurare le recenti morti avvenute durante l’alternanza scuola-lavoro, che tanto hanno indignato la società civile e tutte le associazioni studentesche.

L’UMILIAZIONE COME FATTORE FONDAMENTALE DELLA CRESCITA

Commentando la reazione del dirigente scolastico di un Istituto tecnico di Gallarate che, dopo l’ennesimo episodio di bullismo da parte di un recidivo, ha riunito duemila studenti rampognandoli con un discorso molto duro, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha detto: «Questo ragazzo ha compiuto un atto assolutamente da condannare […] nessuno è legittimato a dire: «no, ma questo ragazzo, in fondo, magari poteva avere le sue motivazioni» […] noi dobbiamo ripristinare non soltanto la scuola dei diritti ma anche la scuola dei doveri. Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale della crescita e della costruzione della personalità […] è lui che si prende la responsabilità dei propri atti».

«Affermazioni paternalistiche» per Francesco Sinopoli (Flc Cgil), mentre il presidente dei presidi di Anp Roma, Mario Rusconi, è intervenuto ricordando che l’idea dei lavori socialmente utili è già presente da oltre un decennio sullo Statuto degli studenti, sia delle Medie che delle Superiori, e inoltre Giannelli (AGI) precisa che tale sanzione non può attuarsi per gesti penalmente rilevanti o di estrema gravità.

Giusto l’appello di Valditara al rispetto dei beni pubblici e al recupero dell’autorevolezza dei docenti, data dalla propria preparazione e consapevolezza di ruolo, ma anche da un’adeguata (alla media europea) retribuzione economica, così come l’idea di istituire un apposito tavolo di lavoro che si occupi proprio delle sanzioni, di un servizio di supporto psicologico presente in ogni scuola e della copertura costante del posto di lavoro da parte dello stesso insegnante, vista la traumaticità  dei cambiamenti e delle intermittenze in itinere, soprattutto nel sostegno.

Eppure, al di là delle critiche di metodo rivolte al Ministro, entrando invece nel merito, che la stigmatizzazione pubblica e l’umiliazione possano essere considerati strumenti di responsabilizzazione e maturazione di un ragazzo, per quanto violento o instabile, sembra un concetto novecentesco che ricorda la biopolitica di Foucault, con la scuola vista come sistema seriale in grado di «sorvegliare, gerarchizzare, ricompensare» ogni studente, aumentandone le potenzialità in senso meramente utilitaristico, me rendendone il corpo la docile argilla su cui la microfisica del potere incide lo stigma dell’obbedienza (e la retorica sul Maestro con la M maiuscola, rispettato sia dai genitori che dagli alunni, avrebbe fatto accapponare la pelle a Massimo Recalcati).

La sincera, e condivisibile, preoccupazione per i Neet (ragazzi senza impiego né impegno scolastico), ormai giunti a un terzo della totalità dei nostri giovani, ha chiuso l’incontro col nuovo inquilino di viale Trastevere, portando a due importanti conclusioni:

  1. Cambiare nomi ai Ministeri (vedere quello dell’Ambiente, mutato prima in Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, e poi Ministero della Transizione ecologica, ed ora quello dell’Istruzione cui si è aggiunta la locuzione «e del merito») non è di per sé riformistico ma solo un processo semantico di chiara cosmesi politica;
  2. Umiliare qualcuno significa mortificarlo ben oltre la colpa, introiettando dentro di lui, una sorta di timore reverenziale e preconcetto verso l’autorità, così come la maieutica socratica va ben oltre il concetto attribuitole dal Ministro: forse il concetto di semplificazione dovrebbe fermarsi all’elemento burocratico-amministrativo, perché l’educazione prevede tali e tante variabili complesse da escludere ogni forma di retorica (inclusa quella che vedrebbe nel «dividi et impera» romano una sorta di protofederalismo).

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