Merito-clastìa

da | Nov 8, 2022 | IN PRIMO PIANO

Mentre il Ministro dell’Interno Piantedosi, in materia di Ong, cede sul soccorso sanitario ma non sull’accoglienza ai profughi, che secondo la sua visione dovranno essere presi in carico dagli Stati di bandiera delle navi (e a tal proposito ha cofirmato con Crosetto e Salvini un decreto interministeriale diretto alla tedesca Humanity 1), Giorgia Meloni e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella conferenza stampa tenutasi pochi giorni fa in occasione dell’approvazione in Consiglio dei Ministri della Nadef, la Nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), hanno parlato di aiuto agli italiani per i contraccolpi di inflazione e bollette, in una prima tranche tramite il decreto aiuti che verrà varato a giorni (9,5 miliardi), e con 23 miliardi in legge di bilancio per il 2023.

La premier non ha perso occasione per scagliarsi contro il reddito di cittadinanza, ed ha anche rivolto un appello a Bruxelles per cambiare il PNRR, visto che negli ultimi tempi si è avuto un rincaro sui prezzi delle materie prime del 30/35%, eppure il Governo non ha speso particolari parole di rassicurazione sulla scuola.

Nonostante ciò, non molti giorni fa, nell’incontro fra il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (affiancato dal capo dipartimento Stefano Versani) e tutte le principali organizzazioni sindacali, l’inquilino di Viale Trastevere aveva dichiarato: «Si avvia oggi il percorso di ascolto con le parti sociali […] la Grande Alleanza per la scuola e il merito che ho lanciato e in cui credo fermamente ha come pietra miliare il dialogo con chi affronta in prima persona sul campo le criticità del mondo della scuola”.

Retribuzione, valorizzazione e meritocrazia, sembrano le parole-chiave su cui il Governo ha intenzione di lavorare, insieme all’istituzione di un tavolo tecnico di confronto proprio con le sigle sindacali, che porti a una dialettica operativa, e non ad alibi retorici o strumentalizzazioni.

Pacifico (Presidente Anief) è più volte intervenuto sulla celerità delle misure da adottare, ricordando che la Legge di Bilancio andrà presentata all’Europa entro il 15 novembre, e che occorrerebbe reclutare immediatamente 70 mila precari per rientrare negli obiettivi del PNRR: il presidente ha anche ribadito l’ipotesi di prolungare la fase transitoria alla prima fascia delle Gps, e di provare a farlo anche dalla seconda, realizzando i percorsi abilitanti messi a disposizione dallo Stato e modificando la graduatoria nel concorso straordinario bis, tutto al fine di sbloccare le assunzioni e riempire i vuoti didattici.

Il leader della Gilda, Di Meglio, è a sua volta intervenuto sul fenomeno del precariato, caldeggiando una norma che stabilizzi il maggior numero possibile di irregolari, ma anche sullo snellimento delle procedure concorsuali, ricordando che il concorso solo abilitante è stato bandito ma è ancora fermo al palo.

Il segretario generale dello Snals, Elvira Serafini, ha criticato la nuova dicitura del Ministero dell’Istruzione, affermando che non può esistere riconoscimento di merito al di fuori di un serio programma di investimento a lungo termine, e senza un utilizzo del PNRR che non si limiti a sostenere le infrastrutture, ma che incrementi anche la spesa attuale per la didattica.

Sempre sul concetto di merito, in base alla nuova denominazione del Ministero (“la Grande Alleanza per la scuola e il merito”), Giannelli lo ha declinato sia dal punto di vista degli alunni, la cui valutazione fa già parte delle attività degli insegnanti, ma anche da quello dei docenti, il cui giudizio dovrà però essere operato da soggetti competenti e in base al lavoro coi discenti, e non solo dal punto di vista burocratico.

Nonostante gli impegni presi da Valditara, recepiti da sindacati e associazioni scolastiche, come lo sforzo di allineare gli stipendi italiani di ATA e insegnanti alla media europea, alcune voci hanno parlato di tagli all’istruzione e il previsto aumento dell’inflazione, stimato dall’Istat al 3,5%, su base mensile, e all’11,9% su base annuale, non lasciano sperare niente di buono per il corpo docenti, che potrebbe «godere» di appena 15/20 euro in più in busta paga.

In Italia al momento ci sono 6 ricercatori ogni mille abitanti, contro la media europea che è di 9; la spesa per l’istruzione, al netto dei tanti proclami trasversali (sia di Destra che di Sinistra), è ferma da decenni e non raggiunge nemmeno il 5% del Pil, declassando il mestiere di insegnante da vocazione a ripiego, e dilatando la forbice tra eccellenza e mediocrità; le disparità geografiche, soprattutto dalla pandemia in poi, sono cresciute e l’abbandono scolastico al Meridione tocca il 22 %, con un neo-classismo che confina i più deboli in sezioni ghetto, togliendo loro la possibilità di sognare e progettare un futuro diverso; l’ultima legge sull’edilizia risale al 1975 e il lockdown, invece di incentivare la modifica di edifici vetusti e la costruzione di nuovi più all’avanguardia, ha certificato il colpevole immobilismo delle istituzioni.

La distruzione del merito (merito-clastìa) non si fonda solo sull’analisi appena operata, ma su un fenomeno più impalpabile ed esteso, che ovviamente s’inasta sul fallimento didattico, ma anche sullo scadimento di una cultura che se non produce reddito nell’immediato, viene derisa e declassata, come il concetto di ambiente del secolo scorso, meritevole di tutela solo nel senso dello sfruttamento antropico, e non come bene in sé.

L’incapacità di gestire il proprio patrimonio artistico/culturale/paesaggistico s’accompagna al vuoto esistenziale dei più giovani, il cui vocabolario anglofilo mutuato dai social si impoverisce a ritmi vertiginosi, e che sono passati nello spazio di un paio di generazioni dalla contestazione alla colonizzazione culturale, intesa come slogan ideologico, ma senza ideologia, adesione politica, ma senza partecipazione politica.

Non si esce più dalla camera, anzi dalla cameretta, e quando lo si fa l’inquadratura è mossa.

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