A-sessualità: il sesso spiegato dalla A alla (generazione) Z

da | Ott 3, 2022 | IN PRIMO PIANO

Mentre la fluidità sessuale rompe argini e valica confini e l’acronimo Lgbtq+ sembra destinato ad acquisire nuove lettere, al netto degli sdoganamenti o delle condanne politiche, a quella che sembra la declinazione erotica della liquidità di Bauman si aggiunge una nuova categoria, o non categoria: l’a-sessualità.

Un nuovo spettro (decisionale) si aggira per l’Europa, e non solo, visto che stando alle statistiche i membri di ACE (abbreviazione di a-sessualità) sarebbero 70 milioni, circa l’1% della popolazione mondiale, anche se il fenomeno non è precisamente una novità visto che in America, dal 1991 al 2017, secondo il Center for Disease Control and Prevention’s youth Risk Behaviour Survey, la percentuale di studenti delle superiori che avevano già avuto rapporti era già scesa dal 54 al 40%, più che un salto generazionale una vera e propria rinuncia al trampolino.

Le cause e le concause di questo depauperamento della libido possono essere molteplici, ma sembra evidente quanto il dibattito sull’orientamento di genere, favorito dall’altra fluidità (quella digitale), abbia aperto nuovi territori identitari che meritano rispetto e attenzione, anche scientifica,

TASSONOMIE: LA VERTIGINE DELLA LISTA

A definire l’a-sessualità fu in principio Kinsey, quello dell’omonimo rapporto, nel 1948, anche se negli anni Ottanta prima Michael D. Storms differenziò la bisessualità dall’a-sessualità, modificando la scala Kinsey, quindi Paola Nurius indagò il legame fra depressione, bassa autostima, e inibizione sessuale; nel 2000 nacque un gruppo Yahoo («Heaven for the Human Amoeba», abbrev. HHA) che cercava di definire e accogliere gli a-sessuali, dando il via, grazie alla Rete, a molti altri siti e pagine web dedicate, fra cui vale la pena ricordare «Asexual Visibility and Education Network», fondato nel 2001 da David Jay.

Prima di addentrarmi fra le spire della contemporaneità, vale la pena chiarire che l’a-sessualità non è una malattia ma ha di fatto guadagnato il titolo di quarto orientamento sessuale, dopo omosessualità, eterosessualità e bisessualità, e questo da quando nell’ormai lontano 2013 il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo ha distinto dai disturbi della sfera sessuale.

Più o meno da quando ha rimosso dalla lista dei disturbi mentali il disturbo narcisistico della personalità, poiché ormai troppo diffuso in tutto il mondo, e questa coincidenza dovrebbe far riflettere.

Appoggiandoci a una recente inchiesta de L’Espresso ma anche a una ricerca del 2015 di Anthony Bogaert dal suggestivo titolo «Toward a Conceptual Understanding of Asexuality», possiamo iniziare chiarendo che la radice non patologica dell’a-sessualità risiede nella non equivalenza fra libido e attrazione fisica, e cioè un a-sessuale (da non confondere con un a-sessuato e cioè con chi è privo dei genitali, o di parte di essi) non deve per forza avere una bassa libido e non fa risalire la propria scelta, perché di quella si tratta, a traumi pregressi, repressione o iposessualità, quindi un a-sessuale può eccitarsi e avere intimità come chiunque altro ma semplicemente preferisce non farlo.

Sdipaniamo la matassa dell’a-sessualità:

  1. Omoromantici;
  2. Eteroromantici;
  3. Biromantici;
  4. A-romantici;
  5. Panromantici;
  6. Demi-romantici;
  7. Demi-sessuali;
  8. Area Grigia;
  9. Allosessuali;
  10. Autosessuali.

Mentre sono intuitive le prime categorie di a-sessuali, che possono essere attratti in senso romantico da individui dello stesso sesso (omoromantici), dell’altro (eteroromantici), o da entrambi (biromantici), oppure da tutti (panromantici) o da nessuno (aromantici), i demi-romantici sono come i demi-sessuali (che sviluppano un’attrazione sessuale solo con chi hanno un forte legame affettivo) ma in senso romantico. L’area Grigia, o «Grey Area», include chi ha una pulsione sessuale intermittente o più bassa rispetto alla media, mentre gli allosessuali possono avere rapporti con altri a-sessuali e gli autosessuali solo con sé stessi, per non parlare poi dei «nulli», vera e propria «rough category», e cioè chi arriva al punto di evirarsi o rimuovere i capezzoli, come ha fatto lo statunitense Trent Gates nel 2017, o l’artista nipponico Mayo Sugiyama che, dopo l’amputazione chirurgica di pene e testicoli, li ha venduti a circa mille euro per un banchetto pubblico consumato da 5 coraggiosi, visto che l’antropofagia in Giappone non è reato.

Ma la scansione, entomologica o pornografica a seconda dei punti di vista, non esaurisce la complessità del fenomeno, limitandosi alla banale pretesa di controllo scientifico data dalla classificazione.

Dopo l’HIV e il Covid, e di recente il vaiolo delle scimmie (trasmissibile anche e soprattutto sessualmente) molti, moltissimi giovani si interrogano sulla propria identità sessuale ma di fatto non hanno mai nemmeno dato un bacio a un proprio coetaneo, e questo non può essere solo il risultato dell’onlinepensiero.

L’eccessiva esibizione dei corpi e la pornografia gratis in Rete, più l’apparente rimozione di qualsiasi tabù hanno realizzato la profezia Pasoliniana: «in un società in cui non si può fare niente si fa tutto, in una in cui si può fare tutto non si desidera più niente».

L’argomento è inesauribile ma per complicare ulteriormente le cose possiamo elaborare un vademecum finale di a-sessualità, una sorta di Diario del (non) Seduttore. Un a-sessuale può:

  1. Essere un individuo a-sessuale e aromantico;
  2. Vivere un’a-sessualità grigia;
  3. Essere una persona a-sessuale o demisessuale;
  4. Essere a-sessuale o demisessuale;
  5. Avere un orientamento pansessuale e a-sessuale;
  6. Essere un individuo a-sessuale romantico;
  7. Essere a-sessuale e biromantico;
  8. Essere a-sessuale e omoromantico;

Nelle nuove frontiere sessuali non contano più le dimensioni ma le congiunzioni.

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