Bonus docenti, 500 euro anche ai precari: c’è l’approvazione della corte di Giustizia Europea

da | Mag 30, 2022 | IN CATTEDRA


Dopo anni di battaglie sindacali, sembra finalmente essere arrivata la svolta: la carta del docente sarà estesa anche ai precari. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea, che con l’ordinanza del 18 maggio 2022, ha decretato il bonus di 500 euro l’anno anche per gli insegnanti non ancora di ruolo.

NOVITÀ – Il ricorso è stato portato avanti dal sindacato Anief, dato che ad aprile il Tribunale di Torino e il Consiglio di Stato si erano espressi già a favore dei precari; lo stesso sindacato aveva preannunciato il ricorso per 5000 persone, ma sono ben in 200.000 ad avere diritto fino a 2.5000 euro di bonus arretrati, in corrispondenza degli ultimi 5 anni. In totale l’importo ammonterebbe a mezzo miliardo di euro di cui dovrebbe farsi carico lo Stato.


RIEPILOGO – Su questo argomento c’erano state parecchie discussioni in passato, in quanto gli insegnanti precari avevano denunciato una discriminazione tra loro e i docenti di ruolo, i quali oltre a godere di uno stipendio fisso, potevano vantare anche un contributo annuo per la propria formazione personale.
Tutti gli insegnanti, di ruolo o assunti con altri tipi di contratti, hanno gli stessi doveri e debbono quindi vantare lo stesso livello di qualifica professionale, ma i costi di quest’ultima non sono sempre alla portata di tutti i precari. Si inaugura di fatto una contraddizione, poiché meno lavoro c’è per un insegnante precario e meno disponibilità economica avrà per approfondire le proprie competenze professionali.



La CGUE ha confermato la linea difensiva dei legali di Anief, decretando che l’art. 1 della Legge n. 107/2015, nella parte in cui limita l’erogazione di questo bonus al solo personale di ruolo, va in conflitto con il divieto di discriminazione, sancito nella clausola 4 dell’accordo quadro europeo sul lavoro a tempo determinato.


Quello della formazione per i docenti precari è sempre stato un problema. D’ora in avanti potrebbe non esserlo più, avendo finalmente raggiunto, dopo anni di battaglie, un trattamento equiparato agli insegnanti di ruolo.

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