Reclutamento in salita: nero su Bianchi

da | Apr 27, 2022 | IN PRIMO PIANO

La riforma del reclutamento docenti (ribattezzata Riforma Bianchi) potrebbe ben presto arrivare in Gazzetta Ufficiale, probabilmente inserita nel già approvato decreto PNRR2, e prevederebbe, secondo la bozza, due argomenti principali:

  1. Un nuovo sistema di reclutamento per l’assunzione dei docenti nella scuola di I e II grado con due percorsi separati, uno sulla formazione iniziale dei neolaureati, l’altro riservato ai precari con tre anni di servizio, con un percorso transitorio per la partecipazione ai concorsi pubblici indetti fino al 30/12/2024;
  2. Un percorso di formazione e aggiornamento permanente, articolato in gradi, e al termine del quale scatta la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale, attualmente legata solo all’anzianità di servizio.

La riforma, la cui bozza sarà presentata dal Ministro alla Commissione Europea (trattandosi di un documento direttamente connesso al PNNR), dovrebbe arrivare al traguardo entro giugno e portare a 70mila immissioni in ruolo entro il 2024.

PERCORSI E SVILUPPI

Tornando ai due percorsi separati designati dalla Riforma:

  1. Per chi vuole diventare insegnante nei prossimi anni si richiede una Laurea Magistrale o a ciclo unico, un corso di formazione che verrà impartito da Centri di Ateneo per il conseguimento dei 60 crediti formativi, e una prova di abilitazione che darà l’accesso al Concorso a cattedra; superato quest’ultimo, si accederà all’anno di prova che si concluderà con la valutazione finale e l’immissione in ruolo. Per ciò che concerne la formazione presso gli Atenei, si creeranno dei percorsi in stretta relazione col mondo della scuola.
  2. Per i precari con almeno 36 mesi di attività (supplenti storici), questi potranno accedere direttamente al concorso pubblico e procedere successivamente a un riallineamento formativo tramite un contratto part time e un percorso volto a conseguire i 30 cfu negli Atenei, con conseguenti test di abilitazione e anno di prova.

La Riforma prevede anche una fase transitoria, tesa ad accelerare l’immissione in ruolo dei docenti fino al 2024: chi ha una laurea magistrale e 30 cfu formativi (universitari e accademici), potrà accedere al concorso docenti: superato quest’ultimo, si otterrà un contratto di supplenza part time e si integrerà l’iniziale formazione con altri 30 cfu, per poi sostenere la prova finale necessaria ad ottenere l’abilitazione.

Con questa si potrà insegnare nelle scuole paritarie, mentre per le scuole statali si dovrà intraprendere l’anno di prova con la relativa valutazione finale e l’eventuale immissione in ruolo.

Per il secondo macro-argomento della bozza della riforma del reclutamento, e cioè la formazione continua per il personale, il Governo prevede una progressione stipendiale accelerata per i docenti che frequentano con profitto dei corsi selezionati.

Tale percorso di formazione e aggiornamento permanente è articolato in 5 gradi: il primo è conseguito al termine di un percorso di 4 anni, mentre i successivi quattro durano cinque anni e ogni livello si conclude con una verifica finale collegata anche a una «valutazione del miglioramento dei risultati scolastici degli alunni degli insegnanti che accedono al percorso di formazione e aggiornamento».

Al raggiungimento di ogni livello formativo, scatta la progressione salariale prevista dalla contrattazione nazionale, attualmente (come visto) legata esclusivamente all’anzianità di servizio.

CRITICITÁ

Tale riforma sembra però non piacere a nessuno, dai partiti politici che si sono affrettati a dichiarare che il provvedimento sarà modificabile in Parlamento, ai Sindacati che ne hanno criticato la gestione «poco democratica».

Come modalità si è pensato allo strumento del Decreto-Legge, scartando l’ipotesi del disegno di legge (vedi la legge 107, la Buona Scuola), e quella del provvedimento ad hoc, e inserendo la Riforma nel decreto PNNR2, cosa che ha spiazzato i senatori della VII Commissione, che non si aspettavano una simile accelerazione da parte del Ministro Bianchi.

Quest’ultimo aveva convocato una riunione (via mail) coi parlamentari per le 13 30 del 21 aprile al Ministero dell’Istruzione, solo 4 ore prima del Consiglio dei ministri; ma l’intera Commissione Parlamentare ha disertato l’incontro che si è tenuto a Montecitorio soltanto fra Bianchi e alcuni deputati della Commissione Cultura.

Il Presidente della Commissione Istruzione al Senato, Riccardo Nencini, è stato lapidario: «Il Parlamento non può essere sfregiato», mentre per i senatori (lo riporta Il Corriere Della Sera) il ministro di Viale Trastevere ha sbagliato tre volte:

  1. Ha piazzato l’approvazione del Decreto il giorno della fiducia al Decreto Bollette;
  2. Ha finto di non sapere che i lavori della Commissione erano già fissati per le 14 30;
  3. Non ha fornito in tempo ai parlamentari la bozza ufficiale del provvedimento (arrivata poco dopo le 13), deficit temporale di cui si sono lamentati anche i Sindacati.

Proprio dai Sindacati (coralmente contrari) sono piovute le maggiori critiche al Ministro Bianchi, reo di aver portato un testo diverso rispetto alla settimana precedente, presentato in slides, e con uno strumento (il Decreto-legge) cui mancano i requisiti di necessità e urgenza.

I cinque segretari sindacali (Sinopoli, Barbacci, Turi, Serafini e Di Meglio) hanno così commentato: «un piano che utilizza percorsi di formazione incentivati […] senza prevedere investimenti nuovi va a depauperare ulteriormente le poche risorse destinate al rinnovo contrattuale […] sono necessari nuovi fondi da destinare al contratto e alle forme che contrattualmente saranno definite, per la formazione e la valorizzazione professionale […] un progetto che sembrerebbe non contenere alcuna misura per il personale precario, che in questo modo non avrebbe alcuna possibilità di rendere stabile il proprio lavoro.»

Anche Pacifico (Anief) boccia la Riforma sostenendo che dei presunti 70mila insegnanti previsti non ne sarà assunto nemmeno un terzo, e che entro tre anni addirittura i precari triplicheranno: denunciando il continuo abuso dei contatti a termine in Italia, e minacciando una Class Action contro il Governo per la palese violazione delle norme comunitarie, Anief fonda il suo veto sulla complicazione del reclutamento per i precari che, dopo aver vinto il concorso, dovranno anche superare altre due prove.

Insomma, la Riforma del reclutamento docenti concepita dal Ministro Bianchi si apre in salita e compatta il fronte degli oppositori, ma nei prossimi giorni avremo sicuramente novità rilevanti da commentare.

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