La bagarre degli esami di stato – voce agli studenti

da | Feb 14, 2022 | SUI BANCHI DI SCUOLA

Nell’ultima quindicina di giorni a tenere banco è stata la questione degli Esami di Stato, in base alle decisioni inaspettate prese dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Dopo due anni di esami condizionati dalla situazione pandemica, infatti, il numero 1 di Viale Trastevere ha reinserito entrambe le prove scritte: la prima prova, di carattere nazionale, uguale per tutti gli indirizzi; la seconda prova, riguardante una materia di indirizzo per ogni scuola superiore, parrebbe, non più decisa dalle singole Commissioni ma da tutti i docenti titolari (facenti parte delle Commissioni d’esame) della disciplina oggetto del secondo scritto. L’ordinanza ha indignato particolarmente gli studenti, che non ravvisano le condizioni per un ritorno così repentino alla normalità, ma ha lasciato perplesso anche il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, il cui parere è obbligatorio ma non vincolante, in particolare sulla seconda prova. Sul versante studentesco, le consulte hanno incontrato Bianchi chiedendo a gran voce l’annullamento della seconda prova ma, a fronte di un netto rifiuto, hanno chiesto, e, a quanto pare ottenuto, una rimodulazione dell’attribuzione del credito: secondo indiscrezioni, il percorso scolastico salirebbe da 40 a 50 punti, mentre le due prove scritte passerebbero da 20 punti a 15 ciascuna. Abbiamo deciso di confrontarci con alcuni liceali per dare voce alle loro perplessità:

Lucrezia – Liceo Classico: Quest’anno, come di fatto avviene ogni anno, insieme ad altre migliaia di studenti sarò chiamata ad affrontare uno degli esami più importanti che segna la fine del nostro percorso scolastico. Dopo due anni trascorsi a combattere la pandemia, con la D.a.D. e la didattica alternata, il Governo ha deciso di tornare alla “normalità” reintroducendo la prima e la seconda prova scritta.  La notizia, arrivata il 31 gennaio 2022, mi ha lasciata perplessa. Io non ritengo che la modalità sia punitiva nei nostri confronti: molti studenti hanno già affrontato quest’esame e, come loro, anche noi ce la faremo. Ciò che mi lascia interdetta è che si parli di un ritorno alla normalità, senza tenere conto delle difficoltà che sia alunni che professori, sono stati chiamati ad affrontare a causa di una pandemia che ci ha colti di sorpresa. Quello che mi chiedo è: la decisione è stata presa nell’interesse della scuola, oppure si tratta di una mera mossa politica?

Filippo – Liceo Scientifico: Anche la didattica, per due lunghi anni, ha subito le pesanti restrizioni dovute alla pandemia da Covid 19, e sicuramente la restrizione più incisiva è stata la saltuaria presenza fisica nelle aule. Possiamo dire per certo che questo ha messo a dura prova gli studenti, obbligandoli a confrontarsi con il proprio senso di responsabilità: data la comodità della DAD, e il poco controllo che ne consegue, ognuno ha potuto scegliere se seguire o distrarsi. Il secondo step di questa “sfida di responsabilità” ci è stato presentato a fine gennaio dal ministero della pubblica istruzione, che ci ha introdotto alle nuove modalità per l’esame di maturità 2022: tale scelta è molto discutibile, poiché se è vero che la DAD è stato uno strumento più penalizzante che efficace, un solo anno di didattica in presenza non è sufficiente per prepararci ad affrontare delle prove concepite per anni in cui la didattica è stata svolta unicamente in presenza. Gli studenti pre-pandemia hanno avuto la possibilità di svolgere un percorso regolare e strutturato, in modo da potersi confrontare con un esame di maturità costituito da tre prove più un esame orale. Noi del quinto anno 2022, dovremo sostenere lo stesso esame (esclusa la terza prova) senza aver sostenuto il percorso dei nostri più fortunati ex compagni? La DAD ha esaltato le capacità organizzative dei giovani studenti, che, bloccati in casa hanno dovuto organizzare al meglio le poche attività rimaste, cogliendone i vantaggi e senza approfittare degli svantaggi per barare, o più semplicemente per distrarsi. A questo punto il Ministero dovrebbe regalare agli studenti più caparbi l’opportunità di dimostrare il senso di responsabilità sviluppato in questi due anni.

Giulio – Liceo Classico Europeo: In un periodo storico in cui si tenta di rivalutare l’esame di maturità, tra frequenti riforme e necessità sanitarie, il Ministero dell’Istruzione sorprende studenti e docenti, a metà anno scolastico, con la comunicazione che l’esame si svolgerà con le modalità pre-pandemiche (l’orale più i due/tre scritti). 

La notizia è stata pessima per moltissimi studenti, che percepiscono una diffusa impreparazione all’esame a causa del lungo periodo passato in DAD, e polemizzano col ritardo nella comunicazione ministeriale, arrivata solo a metà del quinto anno, dopo mesi di incertezza istituzionale.

In più, non lascia ben sperare la persistente insicurezza riguardo la struttura dell’esame scritto che, senza ulteriori delucidazioni da parte del Ministero, viene affidata alla discrezione delle commissioni interne ai licei; ciò dimostra la negligenza da parte dell’apparato ministeriale nella standardizzazione dell’esame, che crea ulteriore confusione e mancanza di oggettività nelle valutazioni. 

Anche qualora io appoggiassi la decisione del Ministero riguardo le modalità d’esame, mi mostrerei in ogni caso contrario a questa soluzione che tenta di conciliare, in modo disarmonico, flessibilità e rigido ritorno all’ordine.

Carlotta – Liceo linguistico: si sente da tempo parlare del bisogno di un ritorno alla normalità. Spesso, però, tale bisogno sembra solo apparente, e a farmelo credere è stata proprio la questione riguardante gli esami di maturità relativi all’anno scolastico 2021-2022. Una delle cose che più mi ha colpita è stata la superficialità (per non dire l’arroganza) mostrata da varie persone nel lanciare commenti quasi provocatori del tipo «abbiamo tutti affrontato gli esami, la colpa è vostra se non avete fatto niente in questi anni di didattica a distanza».

«La colpa»: in questi anni quest’espressione è stata impiegata in modo indiscriminato, come se si dovesse necessariamente attribuire a qualcuno, anche con cattiveria, responsabilità di una situazione che ha toccato indistintamente tutti. Sono una ragazza cresciuta in una realtà agiata, e che ha frequentato una scuola ben strutturata in grado di affrontare la situazione pandemica con una didattica funzionale, soprattutto se posta a confronto con realtà decisamente meno adeguate. Che si voglia ingiustamente darne la colpa agli alunni, che avrebbero approfittato della situazione per impigrirsi, o ai professori, che avrebbero affrontato i programmi scolastici meccanicamente o con maggior distacco e superficialità, gli odierni maturandi sono quelli che hanno vissuto a pieno la convivenza col covid e la DAD, e coloro che più hanno perso al livello scolastico, pertanto non meritano questa mancanza di rispetto nascosta dietro l’affermazione che la scuola debba tornare alla normalità. L’esame di maturità non deve rappresentare un’effimera dimostrazione di contenuti appresi, né dovrebbe trattarsi di una prova scritta ristabilita per senso del dovere; dopo due anni di mancata interazione, inevitabile causa di svuotamento delle persone, la sensazione è proprio quella di un tempo che non torna, di angosce che sigillano ciascuno nella propria bolla. Non è sempre tutto una scusa: oltre all’aspetto strettamente didattico, indubbiamente penalizzante per tutti, al netto delle malelingue, è l’aspetto umano ad essere trascurato. La «maturità» da dimostrare è in primis umana ed io non amo attribuire colpe perché forse quella maturità l’ho raggiunta. 

La normalità è desiderata da tutti, ma non può essere una finzione sancita a scopo burocratico, a scapito di alunni e professori che vivono epidermicamente la situazione. Non può essere ristabilita una presunta normalità mancando di rispetto a chi lavora, deliberando a pochi mesi dalla fine della scuola. 

Faremo ciò che dovremo, sperando che l’esame da sostenere, in particolar modo la seconda prova scritta, che nulla o molto poco potrà effettivamente dire sulle persone che stiamo diventando, non infici il risultato di anni particolari, che tanto hanno dato e tolto, ma mai dimenticherò la delusione di fronte a tanta superficialità.

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