La didattica delle competenze non cognitive: via al nuovo progetto di legge

da | Gen 17, 2022 | IN CATTEDRA

Risale a pochi giorni fa l’approvazione da parte della Camera dei Deputati della proposta di legge, presentata dall’intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, che abilita all’utilizzo e alla valorizzazione delle competenze non cognitive in ambito didattico: 340 i voti favorevoli, nessun contrario e cinque astenuti, ed ora il testo passerà al Senato.

Il progetto prevede una sperimentazione strutturata e inclusiva che valorizzi le competenze extra-disciplinari (life skills) e cioè le abilità che portano a comportamenti positivi e di adattamento al problem solving quotidiano; si partirà dal prossimo anno con questo programma sperimentale della durata di tre anni, anche se ci si auspica diventi un percorso definitivo, senza lasciare la libera iniziativa ai singoli docenti, ma inquadrato in un processo formativo voluto, finanziato e migliorato dal Ministero dell’Istruzione, oltretutto valevole per le scuole di ogni ordine e grado.

In buona sostanza, il progetto di legge cerca, in colpevole ritardo rispetto a molti altri paesi, di inquadrare in un percorso didattico il più possibile standardizzato (per quanto lo possano essere degli itinerari di insegnamento personalizzati) elementi come la gestione delle emozioni e dello stress, l’empatia e la capacità di cooperazione e tutti quei fattori misurabili dal quoziente emotivo, che esulano dalla semplice capacità di processare informazioni.

MAURIZIO LUPI

Deputato e presidente di «Noi con l’Italia», Maurizio Lupi è anche presidente dell’intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, nonché promotore e primo firmatario del PDL sullo sviluppo delle competenze non cognitive. Nell’evento di presentazione del testo di legge (e del relativo libro), Lupi ha evidenziato «la convinzione che educazione e istruzione siano le priorità per un paese, il primo investimento che la politica e la società devono fare se hanno a cuore la crescita umana dei giovani e la crescita economica del paese, cioè lo sviluppo, con tutto quello che questa parola implica», e ancora «le competenze non cognitive sono decisive sia per la formazione integrale della persona sia per il suo inserimento lavorativo, e quindi per il contributo che da adulto darà alla costruzione del bene comune.»

Tre sono le parole-chiave su cui si è soffermato il presidente:

  1. ORIENTAMENTO: dovrebbe durare tutti e tre gli anni degli istituti secondari di primo grado, coinvolgendo oltre a insegnanti e famiglie anche soggetti terzi, per porre un freno a quel crescente abbandono scolastico che si concentra in modo istintivo e poco ragionato soprattutto mei primi due anni delle scuole superiori;
  2. EDUCAZIONE: come luogo dell’interazione fra la libertà dell’educatore e dell’educando, in un processo in continuo divenire;
  3. AMBIENTE FAVOREVOLE: che fa emergere e guida la responsabilità personale.

Sul piano politico, un parere positivo è arrivato anche da Casa (movimento 5 stelle, nonché presidente della VII Commissione della Camera), non solo perché le non cognitive skills potrebbero aiutare le ragazze e i ragazzi ad affrontare i problemi della pandemia, ma anche per le capacità che queste abilità potrebbero perfezionare integrandosi ai tradizionali saperi disciplinari.

BIANCHI

Come sempre illuminante è stato l’intervento del Ministro Patrizio Bianchi, che si è inizialmente soffermato su un dibattito, particolarmente vivace negli ultimi anni, relativo all’economia dell’istruzione che, sulle due diverse direttive della scuola di Chicago e di Harward, tende non solo a correlare agli alti investimenti sull’educazione maggiori competenze, produttività e sviluppo, ma anche l’espansione del numero di persone che possono contribuire alla crescita del proprio paese.

Facendo valere il proprio curriculum di professore e rettore, ma in modo assolutamente informale, il ministro ha poi citato la teoria della crescita endogena (endogenous growth), secondo la quale la componente tecnologica è una variabile interna alla produttività di un sistema e non esogena, evidenziando il rischio che questa possa sostituirsi a molte attività, poiché i suoi cicli (come quelli produttivi) sono molto più veloci di quelli educativi.

In un periodo storico segnato (antropologicamente oltre che economicamente) dalla pandemia, dal crollo demografico e da una forte immigrazione, il pericolo è che più di una generazione venga messa fuori gioco: il segreto potrebbe essere il rilancio di un classico come «La Ricchezza delle Nazioni» (1776) di Adam Smith, in cui il celebre economista descriveva la crescita di un paese come il frutto della capacità di organizzare le proprie competenze complessive secondo tre aspetti:

  1. Skills;
  2. Dexterity (e cioè la conoscenza tecnologica e il grado di accessibilità alla stessa per non dover dipendere sempre da un tecnico per ogni decisione da prendere);
  3. Judgement (la capacità di giudizio).

Oggi che il processo produttivo delle economie di scala non è più quantitativo (vedi il fordismo), il capitale umano non è una variabile fissa ma dinamica e le Character Skills (versione affermativa delle non cognitive skills), in parte innate ma in larga parte migliorabili, non restano dati di costruzione ma di costruzione delle relazioni e di analisi della complessità.

La scuola (quella che Bianchi definisce provocatoriamente «scuola affettuosa») resta, proprio nell’ottica delle competenze non cognitive, l’unico antidoto possibile a invidia e paura, oltre che il residuo collante di una società divaricata, divisiva, separata.

FORMAZIONE

Nell’illustrare il libro «Viaggio nelle Character Skills» (Il Mulino), scritto a sei mani con Giorgio Chiosso e A.Maria Poggi, il professor Giorgio Vittadini ha parlato degli indici statistico-econometrici di misurazione delle NCS (le big five del Nobel all’economia del 2000, Heckman):

  1. Energia;
  2. Vitalità;
  3. Coscienziosità;
  4. Stabilità emotiva;
  5. Apertura (mentale e all’esperienza).

Non si tratta quindi di un vago indice sociologico ma di precisi parametri che evidenziano sul piano empirico un nesso fra il grado di istruzione di un paese e la crescita del Pil, oltre che un legame fra lo sviluppo delle NCS e il tasso di completamento degli studi (ergo il non abbandono scolastico).

Ragionando sulla contingenza, la Dad ha creato un «learning loss» del 10% e quindi occorre ripensare alla scuola post-Covid come a un luogo in cui le Character Skills si coniughino a un’adeguata preparazione tecnologica dei docenti, il cui peso educativo resta (Recalcati docet) fondamentale per coinvolgere i ragazzi.

La parola-chiave rimane, anche nello sviluppo di questo progetto di legge, la formazione: lo stesso Bianchi ha posto in rilievo non solo l’importanza di un’adeguata formazione ma anche di una carriera dignitosa per gli insegnanti, criticando le università, ancora legate a una visione disciplinare e separata delle conoscenze.

Non basta il concorso (che seleziona ma non prepara) e che è sempre più simile a un esame universitario aggiunto, così come risulta difficoltoso, se non perdente, il modello 3+2 accademico, ma servirebbero:

-) un semestre (o anno) sabbatico per la formazione (possibilmente gratuita);

-) dare spazio a forme di autoaggiornamento (o autoformazione);

-) un sistema di reclutamento che non preveda il precariato (in cui gli spostamenti sono una necessità, mai una scelta);

-) meno propaganda, più confronto diretto;

-) non bastano i 24 cfu: occorre una formazione permanente con un tirocinio dentro la scuola (che dev’essere a stretto contatto con l’università);

-) soprattutto non ci si può formare a spese delle prime classi in cui si insegna, utilizzando quell’esperienza come tirocinio.

Life skills, Character Skills o Non Cognitive Skills, quale che sia l’anglicismo più consono, il futuro della didattica (anche grazie alla crescente capacità delle intelligenze artificiali di processare un sempre più elevato numero di informazioni) vira in modo deciso sulla capacità emotiva di gestire la complessità e le dinamiche di gruppo, utilizzando la tecnica come strumento e mai come fine.

Born to (s)kills.

Germano Innocenti

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