Dalla variante Omicron ai vaccini per i bimbi: lo spettro del Natale presente

da | Nov 30, 2021 | IN PRIMO PIANO

L’impennata di contagi e i nuovi affollamenti in terapia intensiva, con un’incidenza di casi più elevata nella fascia d’età fra i 6 e gli 11 anni, e un Rt più o meno stabile ma comunque al di sopra dell’unità, hanno portato a un aumento significativo di somministrazioni, booster e prenotazioni (25 000 vaccinati il 26 novembre e 33 000 dosi prenotate solo in Lombardia nell’ultima settimana, tanto per dare dei numeri): ovvio che a incidere sulla curva dei vaccinati abbiano pesato le misure no vax varate dal governo a partire dal 6 dicembre, misure particolarmente stringenti soprattutto per gli studenti che dovranno mostrare il Green Pass rafforzato anche per salire sul bus.

Restano 6 milioni e mezzo gli indecisi, anche se il picco di vaccinati ha superato di recente i richiami, ma destano preoccupazione il Friuli Venezia Giulia (in zona gialla e coi reparti Covid occupati quasi al 20%), il Veneto di Zaia con una classificazione del rischio «alta», e la Valle d’Aosta (265,5 contagiati su 100 mila abitanti); caso a sé stante l’Alto Adige, dove crescono i Comuni in zona rossa a causa del boom di contagi, che con una percentuale di vaccinazione ferma al 65,5%, rischiano di paralizzare il turismo innescando una profonda resilienza no vax confinante con l’autolesionismo, visto che gli impianti sciistici mal si accordano al colore rosso.

LA VARIANTE OMICRON – Inizialmente denominato B.1.1.529, il nuovo ceppo che sta interessando la comunità scientifica, è stato ribattezzato dall’Oms «Omicron», ed è classificato come «variante preoccupante» (il livello massimo di allarme) in quanto avrebbe 32 mutazioni sulla proteina spike, contro il range 13-17 della variante Delta, al punto che in Sudafrica, e precisamente nella provincia del Gauteng, l’ha praticamente soppiantata nel giro di poche settimane.

La prima osservazione di questa nuova variante, che sembrerebbe avere una virulenza altissima, risale al 12 novembre su un viaggiatore del Sudafrica che trascorreva in un albergo la sua quarantena, e che avrebbe lì infettato un secondo viaggiatore: l’uomo era vaccinato con Pfizer e anche i quattro casi riscontrati in Botswana erano vaccinati con due dosi, il che ha portato l’Oms a dichiarare che l’Omicron potrebbe avere la capacità «di eludere i vaccini», anche se occorrerà qualche settimana per tracciarne un profilo più completo, ma anche i più ottimisti fra i ricercatori sono concordi nel dire che nella più rosea fra le ipotesi, questa variante non neutralizzerà i vaccini ma ne ridurrà significativamente l’efficacia.

Il 26 novembre scorso, una giovane donna belga ha contratto l’Omicron dopo un viaggio in Egitto e in Turchia, e al rientro in patria è stata ricoverata al Policlinico di Leuven; i suoi famigliari non sono stati contagiati, ma il fatto che la donna non avesse visitato il Sudafrica, ha gettato una luce poco piacevole sull’intero continente nero, determinando un crollo delle borse europee (Milano -5%) e un calo del prezzo del petrolio di quasi il 13%, oltre che la chiusura, da parte di tutte le nazioni europee, dei voli provenienti da Botswana, Swaziland, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sudafrica e Zimbabwe.

Naturalmente chi è rientrato, nel frattempo, da una di quelle zone, dovrà subire una quarantena cautelativa di 14 giorni.

Oltre al Belgio, sono stati riscontrati altri casi in Israele e, finora, nessuno in Italia ma Joe Biden invoca la sospensione dei brevetti sui vaccini, il Ministro della Salute Roberto Speranza invita alla massima attenzione e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen si appella alla compattezza europea nella gestione di questa nuova minaccia, che Pfizer e BionTech dichiarano di poter fronteggiare in circa tre mesi (che diverrebbero però 5-6 con controlli e validazioni successivi), ma che ripropone urgentemente il tema africano, con un tasso medio di immunizzazione che dall’11% scende al 5% nelle zone più povere.

L’Africa ha il 17% della popolazione mondiale e finora ha avuto solo il 3% delle dosi di vaccino globali, questo significa che le nazioni più ricche stanno erogando più richiami di quante prime dosi siano disponibili per le nazioni più povere: ribadire l’immoralità di questo meccanismo non è retorico ma necessario.

Il programma internazionale Covax dell’Oms prevede che almeno il 70% degli africani sia vaccinato entro il giugno 2022, ma per raggiungere questo traguardo non bastano l’impegno occasionale di qualche nazione o isolati gesti di filantropia, occorre che le nazioni più sviluppate annullino gli ordini per le nuove dosi e che le industrie accelerino la produzione condividendo le licenze sui vaccini.

VACCINAZIONE AI BIMBI – Dopo l’approvazione del vaccino per la fascia d’età 5-11 da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), in attesa che la Commissione Europea dia l’autorizzazione, Bruxelles ha acquistato da Pfizer e BionTech le dosi che saranno disponibili per i paesi membri a partire dal 20 dicembre (questo perché le fiale per questa fascia d’età sono di soli 10 microgrammi rispetto ai 30 degli adulti).
Nel frattempo, dopo il via libera di Bruxelles, starà all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), confermare l’autorizzazione dell’EMA in una riunione ad hoc che si terrà dal 1 al 3 dicembre.
In Italia i bambini candidati all’iniezione sono circa 3,6 milioni e, appena effettuata, aspetteranno il richiamo dopo 3 settimane, anche se probabilmente la macchina si metterà in moto solo nel 2022; le vaccinazioni avverranno tramite hub o pediatri in accordo con le Regioni (più difficilmente in farmacia) e, come afferma anche uno studio dell’ISS e la Sip (Società Italiana dei Pediatri), questa campagna porterà all’immunità di gregge ma proteggerà anche i bambini stessi, i cui contagi aumentano.

Secondo un test condotto dalla Pfizer su un campione di 2200 bambini tra i 5 e gli 11 anni, l’efficacia nel prevenire l’infezione con sintomi, è stata del 90.7% con effetti collaterali simili agli adulti ma meno avversi, forse per via del dosaggio ridotto.

L’argomento è delicato e divisivo, va gestito con attenzione e sensibilità ma siamo già in ritardo rispetto ad altre nazioni (negli Usa i bambini tra i 5 e gli 11 anni già vaccinati sono tre milioni, e si è cominciato il 2 novembre).

Germano Innocenti

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