Un concorso all’anno – Come cambiano le cose in 10 anni

da | Nov 25, 2021 | IN CATTEDRA

Sono giorni concitati per il mondo dei docenti: se da un lato Sindacati e Ministero discutono a ritmi serrati sulla professionalizzazione del ruolo e su un maggior riconoscimento economico per i docenti, con levate di scudi da parte dei primi delusi da un aumento irrisorio, si stanno per accendere i riflettori (o almeno così sembrerebbe) sui concorsi ordinari e straordinario, dopo il censimento delle aule richiesto dal Ministero stesso. In attesa di notizie più specifiche, vediamo com’è cambiata la fisionomia dei concorsi negli ultimi dieci anni. 

IL RITORNO DEL CONCORSO – correva l’anno 2012 e, dopo oltre 10 anni di assenza, venne bandito un nuovo concorso per diventare docenti. Per partecipare era necessario avere l’abilitazione e questo destò molte perplessità da parte di coloro che stavano seguendo i nuovi corsi di formazione (TFA) proprio nel 2012: gli aspiranti si videro infatti esclusi dalla procedura perché, all’apertura del bando, ancora non disponevano del titolo necessario (che avrebbero conseguito di lì a breve). La prova (scritta e orale) consisteva in una preselettiva basata su una banca dati di circa 5000 domande inerenti alla logica, l’insiemistica, la comprensione del testo e le conoscenze morfo-sintattiche. Il concorso nasceva per creare un nuovo canale per il ruolo da affiancare alle GAE, data la quantità di persone ancora bloccate in interminabili graduatorie.

IL PRIMO CONCORSO PER GLI ABILITATI TFA E PAS – Bisognerà attendere ancora 4 anni prima che si parli di nuovo di concorso (Legge Buona Scuola del 2015). Tale concorso è il primo banco di prova con i nuovi corsi abilitanti e un importante cambiamento è la nuova prova scritta computer based: 8 domande volte ad accertare non le conoscenze ma le capacità di insegnamento, le procedure, le metodologie e le prassi di insegnamento. Fece scalpore il grande numero di non ammessi alla prova orale, che consisteva nella predisposizione di una lezione su un argomento estratto 24 ore prima del colloquio, e su domande che accertavano le competenze linguistiche, informatiche, metodologiche e legislative. 

CONCORSO STRAORDINARIO 2018 – Il concorso più discusso degli ultimi anni è stato senza dubbio quello del 2018, nato per dare un’opportunità a coloro i quali, pur avendo l’abilitazione e con numerosi anni di servizio, non erano riusciti a superare il concorso precedente. Si trattava di un concorso (non selettivo) per titoli e prova orale: tutti, infatti, erano già sicuri di superarlo e l’orale serviva solo per stilare un ordine di graduatoria. Forte fu il dissenso di chi, reduce dal percorso TFA e dal concorso ordinario 2016, sentiva di aver subito un trattamento diverso, alimentando ulteriormente quello scontro tra diverse tipologie di insegnanti, spesso definito dalle pagine di cronaca come una “guerra tra poveri”.

BANDI 2020 – Il 2020 è stato un anno fecondo per tutti i concorsi (ordinario, straordinario e abilitante), anche se, come vedremo, ognuno con percorsi differenti. Il primo (e unico) a partire e a concludersi (quasi) è stato il concorso straordinario, previsto per coloro i quali, pur senza abilitazione, avessero già maturato tre anni di insegnamento. La polemica si è sollevata sulla necessità di espletare prove concorsuali in piena pandemia, prove, tra l’altro, sospese 5 giorni prima della fine e riprese in un secondo momento. Il concorso era semplificato, in virtù della competenza sviluppata sul campo, con una sola prova scritta di 5 domande, sulla falsariga dei quesiti previsti per la prova del 2016, e con l’accertamento della lingua straniera. Del concorso ordinario, invece, è stata effettivamente svolta solo una piccola parte; il concorso STEM per le materie scientifiche ha permesso infatti a molti docenti, dopo una prova a risposta multipla e una orale sulla preparazione di una lezione, di avere la cattedra in pochissimi mesi. 

SVILUPPI FUTURI – Se del concorso abilitante non si ha più traccia, sembra essere invece giunto il momento del concorso ordinario (che includerà di nuovo le materie STEM) al quale potranno partecipare tutti i laureati con le stesse modalità di coloro che hanno sostenuto il concorso STEM nell’estate di quest’anno. Sempre più insistenti le voci su un nuovo concorso straordinario, teso ad agevolare coloro che sono già in possesso di anni di servizio, anche se non se ne conoscono ancora le modalità. L’intento dichiarato del Ministro dell’Istruzione Bianchi è di poter avviare una macchina procedurale tale da prevedere un concorso ogni anno, in base alle esigenze delle diverse scuole. 

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