Super Green Pass e terza dose: fra entusiasmi e proteste l’avvio del nuovo anno scolastico

da | Set 16, 2021 | IN CATTEDRA

Il presidente nazionale ANIEF è intervenuto su uno dei tanti cortocircuiti relativi al Green Pass: in questo settembre di fuoco per la scuola italiana più di un docente è stato infatti allontanato dal proprio istituto perché, nonostante il certificato verde fosse positivo all’entrata, è poi scaduto durante la giornata lavorativa.

Secondo Pacifico non è salutare questo clima di «caccia alle streghe», sostenuto da una mentalità che «guarda al dito e non alla luna» (chiaro riferimento a problemi strutturali, quali il sovraffollamento delle aule o i trasporti pubblici), anche perché la nota dipartimentale n. 953 del 9 settembre 2021 sostiene che il controllo dev’essere effettuato «quotidianamente e prima dell’accesso del personale nella sede dove presta servizio».

La soluzione più ragionevole potrebbe essere quella di far terminare al personale di servizio l’orario quotidiano, anche perché l’espulsione nel mentre, oltre ad apparire discriminatoria se non eccessiva, menomerebbe i ragazzi del proprio insegnante, vista l’impossibilità di sostituirlo senza preavviso.

Un esempio questo (fra i tanti), della distanza fra teoria e prassi, nell’applicazione delle norme relative al Green Pass.

SUPER GREEN PASS E TERZA DOSE

In queste ore il Consiglio dei Ministri si appresta a varare il decreto sull’estensione del Green Pass (Super Green Pass). Ad essere interessati saranno: tutti gli enti pubblici (esclusi quelli economici) e le società partecipate dello Stato, come le Poste, per un totale complessivo di circa 1,2 milioni di persone, più i dipendenti privati

Le sanzioni rimarranno le stesse relative al personale scolastico e la data di entrata in vigore sarà il 15 ottobre, mentre si pensa di predisporre una norma specifica (che ne tuteli l’autonomia) per gli organi costituzionali.

L’Italia è quindi il primo paese europeo ad adottare una simile misura e, se i contagi dovessero salire comunque, si vaglierà l’ipotesi del vaccino obbligatorio per tutti.  Il segretario della Cgil Landini spinge per i tamponi gratuiti fino al 31 dicembre, ma il Governo non sembra d’accordo, ritenendolo un disincentivo alla vaccinazione, mentre tutti sembrano concordi nel calmierare il costo dei test nelle farmacie. Il 20 settembre avverrà invece la somministrazione della terza dose, che inizierà dai 3 milioni di pazienti immunodepressi (trapiantati, oncologici o con patologie autoimmuni), per poi passare ai soggetti fragili, agli ultraottantenni e agli ospiti delle RSA.

Si utilizzeranno Pfizer e Moderna, e la somministrazione dovrà avvenire dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose: la ratio proviene da una circolare del Ministero della Salute: [i soggetti sopraelencati. NdR] «mostrano un significativo beneficio, in termini di risposta immunitaria, a seguito della somministrazione di una dose aggiuntiva di vaccino».

BIANCHI

Il Ministro dell’Istruzione, intervenendo in un dibattito televisivo, si è dichiarato preoccupato per i casi di suicidio concomitanti col rientro a scuola di alcuni ragazzi, pur esprimendo perplessità sulla correlazione fra le due cose e, promuovendo la scuola come luogo della cultura in grado di sensibilizzare i discenti anche su tematiche forti come il femminicidio, è poi entrato nella cronaca scolastica dichiarandosi soddisfatto dell’esordio della piattaforma di controllo del Green Pass, ma anche dell’anticipo dell’entrata in ruolo dei docenti (agosto), passati dai 19 mila dello scorso anno a ben 60 mila, coprendo quasi tutte le cattedre vacanti.

Non sono però mancate critiche (ed eccezioni) a tale entusiasmo: una professoressa 62enne di Sulmona, di ruolo dopo 21 anni di precariato, ha iniziato uno sciopero della fame di almeno 5 giorni «per il rispetto del diritto costituzionale al lavoro e contro ogni forma di discriminazione», visto che non le è stato permesso l’ingresso in aula in quanto sprovvista di Green Pass. Anche lei considera, come molti esponenti politici, il certificato verde un obbligo vaccinale surrettizio e quello ai tamponi invasivo e oneroso; in più l’insegnante si è scagliata contro la Casta dei parlamentari, esclusi da tali obblighi, e ha rilanciato sull’immunità di gregge già raggiunta dal corpo docente.

Nel bergamasco invece, un padre sprovvisto di Green Pass non è potuto entrare a scuola per riprendere i propri figli alla fine delle lezioni e, solo dopo aver minacciato di chiamare i Carabinieri, la dirigente ha autorizzato un collaboratore a portarglieli, pur ribadendo che questo non rientrava nelle sue mansioni e che lei si era semplicemente limitata a far rispettare le regole.

Una possibile soluzione a quest’ulteriore problema potrebbe essere il delegare persone dotate di certificato verde al recupero dei figli altrui dalle aule scolastiche, oppure adibire un orario apposito per i genitori che ne sono sprovvisti.

NODI DA SCIOGLIERE

Pur non minimizzando «l’affaire» Green Pass, e sottolineando che la fronda No Vax più dura sia numericamente poco consistente, i veri problemi della scuola italiana sembrerebbero altri:

  1. DISTANZIAMENTO: nulla o molto poco si è fatto, se non in termini di edilizia leggera, e soprattutto al Nord;
  2. TRASPORTI: perché il Green Pass è obbligatorio solo per la lunga percorrenza e non per i bus cittadini che ospitano gli alunni?;
  3. CLASSI POLLAIO: ne esistono eccome e sono molto più di quelle censite dal Ministero;
  4. PIATTAFORMA DI CONTROLLO DEL GREEN PASS: il pass va controllato più volte al giorno perché il sistema deve aggiornarsi;
  5. La DISPARITÁ fra le scuole del Nord e quelle meridionali resta elevata sotto molteplici punti di vista;
  6. I FONDI stanziati per l’edilizia scolastica agli enti locali non sono trasparenti quindi, le scuole non sanno quanto spetti loro per interventi sia strutturali che leggeri;
  7. C’É SCARSA COMUNICAZIONE fra le Asl e le scuole (ad esempio per le possibili quarantene a 7-10 giorni), aporia che sembra riguardare la comunicazione pubblica in generale, di rado affidata a professionisti, e spesso approssimativa o troppo tecnica

In molte scuole mancano ancora gli insegnanti di sostegno e spesso una porzione consistente di docenti rinuncia all’incarico per problemi di distanza geografica; nelle aree insulari o periferiche si rischia la chiusura a causa del decremento demografico, fattore che non rischia solo di polverizzare l’identità scolastica ma anche quella sociale dei luoghi.

Se le calamità naturali sono state la lastra alle fratture del nostro sistema scolastico, il Covid ne è stata la risonanza magnetica e adesso bisogna superare la condizione emergenziale inaugurando una progettazione di lungo periodo, fondata sul concetto di investimento e non di spesa: non è più la scuola a doversi adattare alla società ma l’esatto contrario.

Germano Innocenti

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