La messa in scena di un dramma antico: voce all’organizzatrice Shanna Rossi

da | Lug 30, 2021 | IN CATTEDRA

Abbiamo già parlato del progetto dal titolo «La messa in scena di un dramma antico: procedimenti, modelli e performance», organizzato dall’associazione AICC Antico e Moderno. Oggi intervistiamo una delle sue realizzatrici, la prof.ssa di lingue classiche Shanna Rossi, per approfondire il legame tra le stesse e il PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento).

  1. Com’è nata l’idea di questo progetto?

L’intenzione era quella di offrire agli studenti delle conoscenze integrative sul teatro antico, complementari a quelle apprese a scuola. Già Valentina Zanusso, socia fondatrice e responsabile insieme a me e a Marcella Petrucci del settore teatrale, aveva ideato un percorso sugli aspetti tecnici della messa in scena della tragedia nell’antichità (Dal testo alla scena. Gli indizi testuali per ricostruire la performance tragica), aspetto che a scuola, in genere è poco esplorato. Le richieste d’iscrizione furono talmente numerose che ideammo un altro PCTO, realizzato da me e Salvatore Cardone, sulla messa in scena del dramma antico (sia tragedia che commedia) oggi. Cardone è un regista di lunga esperienza, e soprattutto un esperto di pedagogia teatrale nelle scuole. È socio della AICC Antico e Moderno fin dalla fondazione e, in questa occasione, il suo apporto è stato fondamentale: i ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi materialmente con un professionista del settore.

2. Che cosa aggiunge questa esperienza agli studenti che ne hanno preso parte?

Come dicevo, gli studenti hanno innanzitutto avuto l’opportunità di confrontarsi con un esperto del mestiere, quindi hanno potuto godere di un punto di vista sul teatro antico sensibilmente diverso da quello proposto a scuola. Come si affronta la messa in scena di una tragedia o di una commedia antica oggi? Quali codici recitativi usare? Come far cantare gli attori del coro? Quali sono i costumi e le scenografie? Quale interpretazione veicolare al pubblico e come coinvolgerlo? Questi ed altri interrogativi hanno guidato lo spirito e i contenuti delle lezioni. Ma non basta. Gli studenti sono stati chiamati a rispondere in prima persona, lavorando a un progetto individuale o di gruppo: hanno tutti realizzato una proposta di interpretazione e messa in scena in forma di riadattamento, recita, testo poetico o figurativo. Hanno dunque prodotto dei video con scene corali, dialoghi o monologhi, e anche poesie e fumetti. Questo lavoro di rielaborazione artistica ha rappresentato per loro una grande occasione di crescita (purtroppo a scuola poco realizzabile) e anche di condivisione felice in un momento di grande difficoltà e/o impossibilità di stare insieme fisicamente. 

3. Quali sono i lavori scaturiti dal coinvolgimento dei ragazzi?

Gli oltre duecento studenti (dai licei classici di tutta Italia) hanno lavorato a un vero e proprio prodotto artistico. Hanno scelto autonomamente e liberamente l’autore e l’opera da «mettere in scena» e hanno ragionato sulle possibili linee interpretative, sulla realizzazione materiale delle scene, sul senso della rilettura del teatro antico oggi. Hanno ragionato sulla tragedia greca, dall’immancabile Euripide ad Aristofane, Plauto e Terenzio. Si sono così cimentati in tematiche e strutture drammaturgicamente complesse. Direi che la loro creatività e intelligenza hanno prodotto risultati commoventi, superando le barriere fisiche e l’isolamento cui eravamo costretti l’inverno scorso.

4. Se dovessi riproporre il progetto, che cosa cambieresti?

Durante l’ultima lezione del corso, insieme a Cardone abbiamo sognato ad occhi aperti: perché non realizzare il progetto dal vivo, incontrando periodicamente (magari nei fine settimana) i diversi gruppi in alcune città d’Italia, da una posizione strategica per tutti?  Immagina che bella mescolanza e che moltiplicazione delle conoscenze! I miti antichi, i codici comunicativi del teatro, i luoghi attuali (pieni di risonanze storiche, come la maggior parte dei paesi e delle città d’Italia) e gli studenti finalmente insieme. Se dovessimo ripeterlo a distanza, probabilmente non cambieremmo i due elementi vincenti: la richiesta di un elaborato artistico ai ragazzi e l’invito a parlare con dei professionisti del teatro: Cardone, infatti, invitò a intervenire diversi attori e registi che nella loro carriera hanno avuto l’occasione di lavorare ai testi antichi e gli studenti ne sono stati entusiasti. 

5. Che feedback avete avuto da parte dei ragazzi?

Ottimo. La stragrande maggioranza rimaneva collegata per due ore ogni giovedì pomeriggio ad ascoltare i nostri discorsi e la prova che ascoltavano davvero ce l’hanno data i loro lavori. Nell’ultimo quarto d’ora potevano intervenire con domande sulla lezione svolta o sui progetti in itinere. E puntualmente arrivavano domande stimolanti, che fornivano anche a noi degli spunti per il proseguo dell’attività.

6. In quali altri modi può essere attualizzato lo studio delle lingue e della cultura classica nella scuola italiana?

Credo che l’attualizzazione dei classici sia un falso problema. Non dobbiamo per forza togliere i coturni alle tragedie -per così dire – per renderle comprensibili agli studenti. Essi sono perfettamente in grado di contestualizzare storicamente, cogliere il mito, comprendere i diversi linguaggi e i codici comunicativi. Basta che chi insegna, lo faccia con la consapevolezza che i classici sono patrimonio universale e che il loro studio non è prerogativa di pochi eletti. Ciò non significa svilire i contenuti, ma saperli adattare e modellare all’età, all’esperienza e ai bisogni educativi degli studenti, lasciandosi guidare anche dalla loro creatività e ingegno. In futuro ci piacerebbe coinvolgere in questo progetto anche studenti di altri indirizzi, non solo del liceo classico. È importante e doveroso, a nostro avviso, portare la cultura classica nei contesti scolastici in cui essa non è istituzionalizzata, proprio perché – come dicevo – essa è patrimonio conoscitivo di tutti. 

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