Vaccini: una mappa storico-geografica

da | Lug 22, 2021 | IN PRIMO PIANO

Mentre il dibattito sull’obbligo vaccinale s’infiamma e in molti guardano al caso francese dove Macron ha imposto il green pass obbligatorio, preoccupato di non raggiungere la soglia del 50% di copertura nazionale, visto il 30% di persone che non si vogliono vaccinare e un 20% di esitanti, altri replicano che i numeri dell’Italia (con appena il 10% di No Vax e il 20% di fluttuanti) sono ben diversi.

GRAN BRETAGNA – Nel paese euroscettico per definizione, la Storia ci ricorda che nel 1850, quando si impose l’obbligo vaccinale anti-vaiolo, i disordini e le proteste si protrassero fin quasi alla fine del secolo finché il diktat cadde; in generale nei paesi anglosassoni, e in quelli nordeuropei, non esiste la cultura dell’obbligo vaccinale poiché un elevato senso civico garantisce un’adesione quasi plebiscitaria, anche grazie a intelligenti campagne di sensibilizzazione e a un richiamo alla coscienza collettiva che non ha alcun bisogno di essere stimolato (basti pensare all’importanza del termine «etics» che, fondato sul diritto consuetudinario e su una ben radicata tradizione contrattualistica, sagoma una morale sociale che non ha necessità di sanzioni deontologiche né di appelli al buon senso civico).

Quando nel 1998 un articolo di Andrew Wakefield, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, ipotizzava un legame tra la vaccinazione antimorbillo e l’autismo (legame poi smentito), e ci fu un prevedibile crollo di vaccinazioni, anche allora il governo inglese non introdusse alcuna coazione ma si limitò a sensibilizzare le famiglie, confermando la propria storia non impositiva.

ITALIA – In Italia risale al 1888 il primo obbligo vaccinale contro il vaiolo (ma va considerato il differente clima politico e l’alta mortalità infantile legata a questa malattia); nel 1939 si introdusse quello contro la difterite e nel 1968 quello contro il tetano e la difterite, mentre nel 1977 venne sospeso il vaccino antivaiolo poiché la patologia era stata quasi completamente debellata.

Nel 1981 la sospensione maturò in abolizione.

Bisognerà aspettare il 1991 per avere un nuovo obbligo vaccinale (quello contro l’epatite B) ma va sottolineato che storicamente tali obblighi prevedevano sanzioni penali a carico dei genitori inadempienti e il rigido controllo delle autorità scolastiche.
Gli anni Sessanta/Settanta sono stati, com’è noto, decenni di grandi battaglie per i diritti civili che hanno derubricato i comportamenti individuali da sanzioni penali a illeciti amministrativi e questa rivoluzione giuridica si è avuta proprio con una legge del 1981.
Attualmente l’unico obbligo vaccinale presente (dal 2017) è quello scolastico fino ai sedici anni per dieci malattie, ostativo fino ai sei anni e con sanzione pecuniarie parentali dai sei ai sedici (anche se nel caso degli asili nido e della scuola primaria, con motivazioni mediche certificate, un bambino può comunque frequentare anche se non è stato vaccinato).

Volendo maturare una discussione sulla cultura vaccinale, che deve tener conto del dato storico o del fattore epidemiologico, il Belpaese è sempre stato favorevole ai vaccini, tranne una certa reticenza al Meridione, ma per inefficienza sanitaria o per l’incapacità di applicare fino in fondo la legge; il vento No-Vax è figlio della Rete e del Nuovo Millennio e spira dalle vette garantiste, in termini costituzionali, fino ai bassorilievi del complottismo.

Le due considerazioni più interessanti attengono più alla psicologia cognitiva che alla scienza medica:

  • 1 Storicamente l’obbligo vaccinale ha sempre allontanato la gente dai vaccini;
  • 2 non c’è alcuno studio autorevole che individui una relazione fra i livelli percepiti di contrarietà al vaccino e i tassi di vaccinazione.

In altri termini chi si dichiara contrario al vaccino non è detto che non si sottoponga alla vaccinazione, mentre l’esserne obbligato non garantisce un esito certo.

In Italia (attualmente) la maggiore preoccupazione va ai 2,5 milioni di over 60 che non vogliono aderire alla campagna, e non saranno certo internet o il green pass obbligatorio per treni e ristoranti a convincerli; negli Usa l’amministrazione Biden ha incrementato del 20% l’adesione vaccinale con messaggi personalizzati alla nazione tipo: «hai un vaccino che ti aspetta» o «c’è un vaccino per te», mentre chez-nous ci si affida ancora a scialbe pubblicità promosse da poco pertinenti testimonial.

La comunicazione (istituzionale e non) pre e (ci si augura) post pandemica andrebbe di gran lunga migliorata, visto che nessuna pandemia è stata mai così raccontata, e romanzata, in senso distopico, come questa.

Germano Innocenti

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