«Vado a scuola»: l’acqua nel deserto nel viaggio di 4 ragazzi

da | Lug 12, 2021 | MONDOVISIONE

Siamo così abituati a considerare l’istruzione come un obbligo che spesso ne dimentichiamo la natura di diritto, dato ormai per scontato e sottovalutato, ma che rappresenta il punto di partenza per la libertà e l’apertura mentale. “Vado a scuola” di Pascal Plisson, è un film che (in)direttamente punta il dito contro tutte le rivendicazioni (spesso vacue) degli studenti delle scuole occidentali, mostrando come in varie parti del mondo ci si aggrappi invece al diritto allo studio, sfidando situazioni impervie pur di prendere parte alle lezioni. Il film diventa esso stesso un racconto di formazione da cui tutti dovremmo ricavare il valore dell’istruzione come sottolineato dalla frase introduttiva: “In alcune parti del mondo, arrivare a scuola è un’impresa e accedere all’istruzione è una conquista”. Nello specifico, la pellicola segue il percorso di 4 ragazzi da casa a scuola in diverse parti del mondo: imparare è la loro chance e questo ne trasforma i tragitti, spesso tortuosi e faticosi, in viaggi divertenti e pieni di speranza.  

Il primo ragazzo che seguiamo è keniota e si chiama Jackson, compie con la sorellina più piccola un viatico di 15 km per arrivare a scuola e si tratta di un’esperienza estremamente pericolosa perché, attraversando la savana, devono sfuggire a dei pericolosi elefanti. Scopriremo (a chiusura del film) che riuscirà ad ottenere una borsa di studio e ad avverare il suo sogno di girare intorno al mondo. 

Arriva il turno di Carlito, abitante della Patagonia, che percorre 25 km a cavallo insieme alla sorella attraverso paesaggi mozzafiato: il suo obiettivo è quello di diventare veterinario, mentre la sorella nutre la speranza di poter fare la maestra. 

È impossibile restare indifferenti di fronte alla storia di Samuel, un ragazzino disabile di 11 anni che vive nel Bengala e che per poter andare a lezione viene trasportato dai fratelli minori su una sedia a rotelle di emergenza. Tocca il cuore la felicità con cui i due ragazzini lo accarezzano appena arrivati sulla soglia della scuola, nonostante le mille peripezie vissute. Samuel ha continuato gli studi in maniera brillante e sta tuttora facendo progressi con la sua disabilità motoria.

Infine, è la volta di Zahira, che vive in una comunità berbera tra le montagne del Marocco, e che va a scuola con le sue amiche perché è l’unica della famiglia ad aver avuto il privilegio dell’istruzione; nel frattempo gira tra i villaggi di montagna per convincere altre ragazze a studiare.

Più un documentario che un film, «Vado a Scuola» fa riflettere moltissimo sul senso che l’istruzione ha in alcune parti del mondo dimostrandoci quanto la si stia dando per scontata attualmente in Occidente. É emblematico che un film didattico, della durata di circa 80 minuti, dedichi ai momenti strettamente scolastici solo gli ultimi 5 minuti delle riprese: questo perché il docu-film non vuole mostrare cosa si faccia a scuola (tecniche, metodologie, progettazioni) ma va al cuore della questione: il viaggio, fisico e metaforico, come scoperta alla conquista dei diritti e delle libertà. É trovare l’acqua nel deserto, come la lunga scena iniziale suggerisce, senza mai arrendersi e consci che si sta lottando per qualcosa di fondamentale. 


Giuseppe Marino

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