Immissioni in ruolo 2021: tra proclami e proposte

da | Giu 30, 2021 | IN CATTEDRA

Spesso giugno e luglio vengono associati, per i docenti, ai mesi di ferie, anche se in realtà non è propriamente così. A parte alcuni adempimenti finali, come gli Esami di Stato o i corsi di recupero, i mesi estivi sono un periodo «caldo» anche per le immissioni in ruolo. Ogni anno, infatti, riecheggiano proclami che sottolineano l’intenzione di accelerare le pratiche di assunzione per avere tutti i docenti in cattedra sin da settembre, ma la realtà scolastica parla di convocazioni per ricoprire posti vacanti che possono arrivare fino al mese di novembre, con evidenti disagi in merito alla stesura di un orario definitivo o alla continuità didattica. Vediamo le dichiarazioni del Ministro Bianchi.

LE INTENZIONI DEL MINISTERO – In data 28 giugno il Ministero predisporrà la piattaforma per lo svolgimento delle operazioni di immissioni in ruolo, questo sulla scia di quanto già avvenuto lo scorso anno: la situazione legata all’emergenza epidemiologica ha reso infatti necessaria l’informatizzazione dei processi per evitare la possibilità di contatti prolungati in luoghi al chiuso. Le intenzioni del Ministero sono quelle di concludere le immissioni in ruolo entro fine luglio, per poter procedere con la copertura delle supplenze annuali dal mese di agosto, di fatto anticipando di un mese le usuali tempistiche degli uffici scolastici regionali. 

A CHI SPETTANO I POSTI? – Da ultime indiscrezioni, i posti autorizzati dal MEF sembrerebbero circa 70.000. Nello specifico però vanno analizzati con attenzione questi dati per capire quanto fondamentale sia la partita che si sta giocando in questi giorni in Parlamento: con le GAE quasi svuotate e molte graduatorie di merito (GM) vuote, gli aventi diritto al ruolo sarebbero da ricercare solo tra i vincitori del concorso straordinario 2020 e, nel caso in cui le graduatorie fossero disponibili entro ottobre 2021, nelle graduatorie del prossimo concorso STEM. A loro si aggiungerebbero gli abilitati in prima fascia GPS, con almeno tre anni di servizio nella scuola statale. Conti alla mano, il rischio è che oltre la metà dei posti resti vacante. Ad ogni modo la procedura prevede che ogni vincitore nominato dalle graduatorie di merito dovrà scegliere non solo la graduatoria (in caso di posizionamento valido in più graduatorie), ma anche la provincia in ordine di preferenza.

PROPOSTE PER RISOLVERE IL PRECARIATO – Nel solco di questi numeri si inserisce la speranza di molti precari che auspicano l’approvazione degli emendamenti al decreto sostegni bis. In particolare, il responsabile della scuola per la Lega Mario Pittoni, ne ha proposto uno che permetta di estendere l’assunzione in ruolo anche ai precari in seconda fascia GPS (quindi non in possesso di abilitazione), per poi inserirli in un anno di formazione e prova per conseguire il titolo di abilitazione all’insegnamento. Sull’opposto versante è il Partito Democratico che punta a un ulteriore concorso straordinario, abbassando il requisito minimo a un anno di insegnamento. Ancora diversa è la posizione del Movimento 5 Stelle che confida nel concorso ordinario, eccezion fatta per i posti sul sostegno, che secondo i pentastellati andrebbero affidati anche ai precari (anche in deroga ai 36 mesi di servizio). Le istanze in campo sono molteplici e difficilmente conciliabili: ciò che è certo è che l’annoso problema del precariato dovrà, prima o poi, avere una adeguata risposta.


Giuseppe Marino

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