Nono rapporto di ricerca «Generazione Proteo» – Bianchi: La scuola deve tornare ad essere il battito della Comunità

da | Giu 7, 2021 | IN PRIMO PIANO

Pochi giorni fa (il 3 giugno), presso la suggestiva sede della Link Campus University (Roma), è stato commentato il nono rapporto di ricerca dell’Osservatorio «Generazione Proteo», che ha coinvolto tramite un questionario a domande multiple 1812 ragazzi; fra le tante autorità presenti c’era anche il Ministro dell’Istruzione Bianchi che dopo aver ascoltato i vari interventi e le domande di tre studenti si è espresso su diversi temi, dalla DAD al futuro dell’istruzione italiana.

 

GENERAZIONE PROTEO – Successivamente alla doverosa introduzione di Carlo Alberto Giusti (il più giovane rettore d’Italia) e della dottoressa Iacoviello, che ha mediato l’evento, ha preso la parola Nicola Ferrigni, direttore di «Generazione Proteo» e professore associato di Sociologia; questi ha inizialmente ripercorso i nove anni del progetto ricordando le key-words correlate alle generazioni di ogni anno accademico (da «gli inafferrabili» del 2012 a «i resilienti» del 2020) in quell’ottica «studente-centrica» che è il principio ispiratore della Link, per poi definire gli attuali studenti dei «giovani Leopardi», nella crasi felina fra il pessimismo dell’omonimo poeta e l’agile balzo predatorio verso le possibili soluzioni alla difficile transizione data dalla pandemia.

IL RAPPORTO – Il polso dei ragazzi intervistati rivela una generale incertezza nel definire l’efficacia complessiva della didattica a distanza, ma una larga percentuale di essi sostiene che in DAD sia più facile distrarsi e che si ha la sensazione di aver perso qualcosa di importante, dalla routine quotidiana al rapporto diretto coi compagni di classe e i professori; dopo aver individuato nella nostalgia la sensazione più diffusa nell’era Covid, il rapporto evidenzia un crollo di attenzione (e di fiducia) nei confronti di una politica che non sa, o non vuole, ascoltare le istanze dei più giovani, sfiducia che gli stessi nutrono anche verso la Magistratura e il mondo dell’informazione, riponendo invece il proprio ottimismo verso la Scienza, unica in grado di guidarci fuori dal tunnel epidemiologico, anche se un intervistato su cinque definisce gli scienziati troppo presenzialisti in TV, complici della politica o incapaci di semplificare i concetti più complessi.

Autorappresentandosi come una generazione demotivata e insicura, ma anche creativa e reattiva (cre-attiva), quello dei «giovani Leopardi» (per restare nella metafora felina) è un branco che ha visto il proprio spazio e il proprio tempo modificarsi in modo significativo ma che ora crede nei vaccini (84,6%), nella famiglia e nella tecnologia e che pensa si debbano appianare le disuguaglianze digitali del paese, in funzione di un nuovo modo di fare scuola più flessibile al mutamento del contesto in essere.

 

GRANDI SCUOLE – Insieme al Consiglio Nazionale dei Giovani (la cui presidentessa Pisani è intervenuta con un breve videomessaggio di saluto) è stato partnership dell’evento anche Grandi Scuole il cui direttore didattico, Ilario Losito, ha acceso il dibattito focalizzando l’attenzione della platea, reale e virtuale, sui termini «coinvolgimento» e «condivisione»; in particolare l’intervento è stato teso a valorizzare la DAD non come sostituzione della didattica in presenza ma come risorsa aggiuntiva: l’esempio reale del PCTO di un gruppo di studenti che ha pensato e progettato un elaborato pilota da presentare alla maturità («Lo studio del Romanticismo attraverso la visita di un museo virtuale»), con aule virtuali, mappe concettuali e una sala dei giochi come verifica finale, è stato la dimostrazione empirica di come si possa trasformare una situazione emergenziale in una metodologia di sostegno anche per discenti in quarantena, in malattia o impossibilitati a seguire le lezioni per motivi di lavoro o logistici di qualsiasi natura.

 

IL MINISTRO BIANCHI – La frase iniziale con cui il Ministro ha aperto il suo intervento è stata al tempo stesso una dichiarazione d’intenti e un modo per spegnere sul nascere ogni possibile polemica: «La DAD non è un’alternativa alla presenza ma all’assenza totale»; sottolineando il valore della scrittura come metro del cambiamento temporale e, dopo aver citato il Papa che ha parlato, in riferimento (non solo) alla DAD di mutamento antropologico e (non solo) digitale, l’ex rettore e docente nonché «avviatore» di molte facoltà, ha rimarcato l’importanza della scuola non più come semplice travaso di informazioni ma come formatrice di coscienze critiche, in grado d’indagare la complessità e di «comprendere» (com-prendere, tenere insieme) i lembi di una Comunità («non ho detto community, che della Comunità è solo punto di partenza»).

Autocitando il proprio libro («Nello Specchio della Scuola»), il Ministro ha definito la scuola come lo specchio di una società, in grado di rifletterne paure e speranze. Ed è proprio sulla speranza che egli si è soffermato, criticando il nichilismo progettuale che spesso spopola in Italia, auspicando un ritorno alla scrittura come dominio sulle parole concrete e non volatili e ricordando i difficili momenti in cui l’Istruzione ha dovuto ripensare sé stessa nel nostro paese, dagli omicidi Falcone-Borsellino che hanno generato per reazione un concetto di scuola come «presidio della legalità», al sisma emiliano del 2012 (durante il quale era assessore regionale) in cui le 100 scuole devastate non hanno chiuso, nonostante non esistessero più come spazio fisico.

 

UNA GRANDISSIMA AVVENTURA DELLO SPIRITO – Tale è per Patrizio Bianchi l’Università, pietra miliare del sapere laico interconnesso con la comunità internazionale di ricerca, antidoto alle paure epistemologiche, come la solitudine e l’incapacità di confrontarsi con sé stessi, che sono divenute virali in epoca Covid; dopo un breve appello ai maturandi, affinché vivano coscienziosamente questo rito di passaggio in quanto tramite a nuove fasi più ricche di stimoli e paure da gestire, il Ministro ha evidenziato il dato più sensibile emerso dal rapporto e cioè la solidarietà dei ragazzi in una nazione che, coi suoi tanti limiti, ha fatto dell’inclusione la parola chiave della propria rifondazione.
Rispondendo a uno dei tre studenti che gli hanno rivolto domande e/o suggerimenti, il Ministro ha invitato tutti i discenti a costruire in prima persona, senza delegare al Governo questo biblico e inappellabile compito, e infine ha concluso dicendo: «La scuola è l’ultimo luogo identitario, la Chiesa non lo è più, non lo è più il Comune […] non dobbiamo tornare alla normalità, dobbiamo andare oltre, riportare la scuola al centro della Comunità, deve diventare il battito della Comunità […] dobbiamo costruire nuove normalità in modo che la scuola sia fiera del suo paese e il suo paese fiero di lei».

 

Germano Innocenti 

 

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