Nutrirsi a scuola – Per una nuova coscienza alimentare

da | Giu 1, 2021 | SUI BANCHI DI SCUOLA

«Nutrirsi a Scuola» è un’iniziativa promossa dal gruppo parlamentare FacciamoECO, in collaborazione con alcune associazioni che si occupano di ristorazione collettiva (Associazione Nazionale delle Aziende di Ristorazione Collettiva e Servizi Vari; Cittadinanzattiva; EducAzioni; Future Food Institute; Legambiente; Niko Romito Campus; Slow Food; Teach for Italy): alla luce dei due incontri pubblici, tenutisi rispettivamente il 30 aprile e il 7 maggio scorsi, cui sono intervenuti oltre ai membri delle associazioni suddette anche altri esperti ed alcuni parlamentari, si è stilato un documento che raccoglie riflessioni, analisi e proposte in termini di refezione scolastica e che, grazie alla mozione sulla scuola approvata in Camera dei deputati l’8 aprile 2021, ha impegnato il Governo a «svolgere una ricognizione capillare dell’impatto della chiusura delle mense scolastiche sulla povertà alimentare degli studenti, e a prevedere nuovi e più cospicui investimenti e interventi volti a promuovere l’educazione alimentare e il consumo di cibo di qualità a scuola».

STATISTICHE E PREVISIONI

Nonostante l’Italia sia, per Storia, posizione geografica e dominazioni straniere subite nel corso dei secoli, uno dei paesi (se non il paese) con la maggiore varietà enogastronomica al mondo, al punto d’aver esportato la Dieta Mediterranea (patrimonio immateriale dell’UNESCO) un po’ ovunque, l’ultimo report del Ministero della Salute rivela che su un campione di 53 273 bambini della Scuola Primaria il 20,4% è in sovrappeso, il 9,4% obeso e il 2,4% gravemente obeso; inoltre il 24% dei genitori dichiara che i figli non consumano frutta e verdura mentre il 25,4% di loro assumerebbe regolarmente bevande gassate e/o zuccherate.
L’Italia ha quindi, fra i paesi europei, uno dei maggiori tassi d’obesità infantile e la di là del mutamento sociale e antropologico che può aver determinato questa aberrazione (junk food, ritmi di vita frenetici e abbassamento del potere d’acquisto delle famiglie), non va dimenticato che il sovrappeso rappresenta da solo il 9% della Spesa Sanitaria, riduce il Pil del 2,8% e costa ad ogni cittadino circa 289 euro di tasse aggiuntive annuali.

 

MENSE SCOLASTICHE E PANDEMIA

Il servizio di refezione (o mensa scolastica) è un «servizio a domanda individuale», cioè a pagamento, anche per le scuole pubbliche, e in Italia poco più di un edificio scolastico su quattro ne è provvisto (dall’87% della Liguria all’8,2% della Sicilia) con una spesa media pro capite di circa 80 euro; molti genitori scelgono di farne a meno per difficoltà economiche o insoddisfazione del servizio erogato e questo dato, unito alla carenza del tempo pieno, contribuisce in modo determinante al fenomeno della dispersione scolastica.
Con la pandemia le cose non sono di certo migliorate visto che secondo Save the Children nel 2020 sarebbero saliti a 160 000 i bambini in condizioni di povertà estrema che, senza mensa scolastica, si sono visti privare dell’unico pasto sano loro garantito durante la giornata. Emblematico è stato il caso, nel marzo 2021, del ragazzo trovato a frugare nei bidoni della spazzatura.

 

POSSIBILI SOLUZIONI

Il PNRR prevede (entro il 2026) la ristrutturazione degli spazi adibiti a mense per 1000 edifici, anche se sul documento non si specifica se si stia parlando di cucine interne o di pasti preparati all’esterno; il Piano, nella misura 4C1, prevede inoltre l’estensione del tempo pieno e delle mense per un investimento complessivo di un miliardo di euro, il tutto nell’ottica di trasformazione della refezione in servizio pubblico essenziale e non più a domanda individuale.

La proposta di garantire la mensa gratuita a tutti nell’ambito del Piano Estate, si coniuga a quella di ripensare i criteri di concessione degli appalti, finora fondati sull’offerta economica più vantaggiosa, e all’effettiva attuazione (obbligatoria dall’agosto 2020 per tutti gli appalti della ristorazione collettiva) dei CAM, i Criteri ambientali Minimi:

  • Più cibo biologico;
  • Meno plastica e più controlli;
  • Promozione della Dieta Mediterranea «che privilegi l’uso di materie prime locali, offrendo ricette varie e appetibili, sempre con menu appropriati per chi segue diete per motivi di salute, culturali o religiosi» (da «Nutrirsi a Scuola»).

La parola-chiave per costruire un sistema nutrizionale che sia di sostegno alla didattica, anche dal punto di vista dell’educazione alimentare, della sostenibilità e della lotta agli sprechi, è la formazione (di cuochi, operatori e docenti) che dovrebbe viaggiare di pari passo col fondamentale ruolo di vigilanza e sicurezza svolto dalle Commissioni Mensa.

 

Germano Innocenti

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