Nel labirinto intricato dei provvedimenti della scuola: il concorso Stem

da | Mag 26, 2021 | IN CATTEDRA

Chi frequenta il mondo della scuola da un pò di tempo, conosce perfettamente il mare magnum giuridico che caratterizza ogni insegnante, figlio di leggi e decreti spesso contrastanti tra loro. L’ultima novità, in ordine temporale, a ridosso dell’appena conclusosi concorso straordinario per il ruolo, è quello semplificato per le materie STEM (da oggi in Gazzetta Ufficiale), conseguenza del Decreto Semplificazioni voluto dall’attuale Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Vediamo nello specifico di cosa si tratta, ricordando che per diventare legge il testo dovrà seguire l’iter parlamentare e che potrà quindi essere soggetto a variazioni. 

STEM – In primo luogo definiamo l’acronimo: dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics, la sigla STEM indica tutte le materie appartenenti all’ambito delle discipline matematico-scientifiche, da sempre uno dei settori più coperti dalle supplenze annuali. Il tentativo di fondo sarebbe quindi quello di risolvere, seppur in maniera parziale, il fenomeno del precariato, «al fine di perseguire gli obiettivi del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, relativi al rafforzamento delle materie scientifiche e tecnologiche e dell’elevato numero dei posti vacanti e disponibili», previsto dal Decreto Sostegni bis. Le classi di concorso interessate a questo concorso saranno quindi: A020 (fisica), A026 (Matematica), A027 (Matematica e Fisica), A028 (Matematica e Scienze) A041 (Scienze e tecnologie informatiche), per un totale di 6129 posti disponibili. 

MODALITÀ DI CONCORSO – Appurate le classi di concorso interessate, entriamo nel dettaglio di questa ennesima tipologia di concorso. Abolite le cinque domande aperte di natura metodologica del concorso straordinario, i nuovi pretendenti al ruolo si cimenteranno in 50 quesiti a risposta multipla con 4 opzioni di risposta, suddivisi tra: 40 quesiti disciplinari, 5 che accerteranno la conoscenza della lingua inglese e 5 sulle abilità informatiche.  La prova durerà 100 minuti, fermo restando le misure compensative previste dalla legge 104/92, e saranno assegnati 2 punti per ogni risposta corretta e nessun punto per le risposte sbagliate o nulle, fino a un massimo di 100 punti. Coloro che supereranno la prova scritta, conseguendo una valutazione superiore a 70/100, accederanno all’orale (valutato anch’esso in centesimi e con la stessa soglia di 70/100). La graduatoria finale terrà conto soltanto dei risultati conseguiti nelle due prove e non dei titoli e servizi maturati. Al concorso potrà partecipare solo chi si sia precedentemente iscritto alla procedura per il concorso ordinario.

ASSEGNAZIONE DELLE CATTEDRE – La semplificazione del concorso e la sua rapidità di espletamento estrapolano la volontà del governo di rendere le graduatorie disponibili entro agosto 2021, così da permettere l’accesso al ruolo dei candidati vincitori già dalle prossime immissioni. In questa direzione va il provvedimento che assegna il doppio del compenso ai commissari che formuleranno la graduatoria definitiva entro il 31 luglio 2021, così da rendere più rapido il processo. 

CONSIDERAZIONI – Sebbene sia premiabile l’intenzione di mettere un freno all’abuso di contratti a termine, resta difficile non esprimere alcune considerazioni critiche: in primo luogo una graduatoria strutturata in modo da non tenere conto di titoli e servizi potrebbe avvantaggiare i neolaureati, togliendo posti proprio ai precari storici, la cui situazione si dichiara(va) di voler risolvere. Inoltre questa modalità di concorso è l’ennesimo mutamento di contesto in pochi anni: non solo cambiano ancora una volta le regole, ma il cambiamento sembra riservato solo a determinate materie. Ultimo aspetto, e non in ordine di importanza, è che lo scenario muta in corsa così molti aspiranti docenti che da mesi si stavano preparando sul vecchio bando (che prevedeva diverse prove e la conoscenza delle Avvertenze Generali e dei famosi 24 CFU), potrebbero veder vanificare il grosso sforzo compiuto durante un anno già di per sé difficile e complicato.

Giuseppe Marino

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