Mondovisione: L’onda (Die Welle)

da | Mag 4, 2021 | MONDOVISIONE

Film tedesco, diretto e co-sceneggiato da Dennis Gansel (già autore de «I ragazzi del Reich» (2004)), «L’Onda» è tratto dall’omonimo libro di Todd Strasser (1981) e narra del professor Rainer Wenger che vistosi usurpato, nella settimana a tema della scuola in cui insegna, del corso di anarchia, decide provocatoriamente di tenere quello di autocrazia.

Partendo dall’affermazione d’uno studente secondo cui i giovani tedeschi «non possono continuare a sentirsi in colpa per qualcosa che non hanno fatto» e che «sicuramente il Nazismo non potrebbe più riproporsi nella società attuale», Rainer decide di trasformare la classe in un laboratorio per totalitarismi, riproducendo nel microcosmo scolastico tutte le prerogative che diedero alla luce il partito nazional-socialista.
Lo scopo (nobile) sarebbe quello di mettere in guardia i ragazzi dal sottovalutare i rischi d’un possibile ritorno del Reich ma il confine fra critica ed esaltazione si assottiglia sempre di più verso un epilogo che sottolinea ancora una volta quanto gli «ismi» non siano categorie noventecesche ma radici di nevrosi individuali e mine inesplose pronte a deflagrare a ogni nuovo conflitto sociale.

 

LA TERZA ONDA – Il libro di Strasser, e il conseguente film di Gansel, si ispirano all’esperimento sociale realizzato nel 1967 a Palo Alto, in California, dal docente di storia contemporanea Ron Jones che istituì il movimento «La Terza Onda», scansionando una settimana studentesca in un vero e proprio viatico verso il fanatismo nazista.
In quel caso l’innesco fu la frase d’un ragazzo che incredulo chiedeva come fosse possibile che i tedeschi non avessero capito fino in fondo la follia del Nazismo e del genocidio, argomento che da sempre affascina gli storici e che ha partorito migliaia di pagine, da quelle più autorevoli («I Volenterosi Carnefici di Hitler»), alle derive esoterico-complottiste con un Hitler in grado, grazie alla propria voce e all’allucinato carisma, di ipnotizzare milioni di persone. In realtà il professor Jones creò una sorta di tutorial del perfetto «hitlerjugend», inventando un saluto semplice e distintivo («l’onda» per l’appunto), rieducando posturalmente i propri studenti ed esortandoli a fornire risposte chiare in non più di tre parole quindi, una volta raggiunta la cifra record di 200 membri, parlò di un vero e proprio programma politico durante una diretta televisiva, prima di lasciar cadere il velo e rendere consapevoli i partecipanti della manipolazione subita.
L’elemento che rende unico l’esperimento de «la Terza Onda» è che Jones la concepì in piena guerra del Vietnam e durante la genesi di quell’individualismo pacifista che sfociò nel maggio del ’68 per poi deperire nell’omicidio di Sharon Tate.
Possiamo tracciare un ideale filo rosso che unisce l’esperimento della Terza Onda (contro l’individualismo pacifista) al libro di Strasser dell’81 (in piena guerra fredda e ben prima della caduta del muro) fino al film di Gansel del 2008 (in cui l’Onda duella contro l’anarchia), e che si compatta intorno alla posticcia equivalenza fra unione e forza, disciplina e potere.

 

STIAMO DIVENTANDO LENTAMENTE UN CORPO UNICO – I ragazzi di Rainer («chiamatemi d’ora in avanti signor Wenger») sono quasi tutti membri della locale squadra di pallanuoto, allenati dallo stesso docente, ed è proprio dal corpo che questi, un ex atleta, inizia la sua opera di manipolazione critica. Da lì all’invenzione d’un logo, d’una divisa e d’un saluto, il passo è breve ma il dettaglio più sconvolgente della pellicola è come l’aula diventi una sineddoche del Nazismo, rivelando, tra le pieghe dell’adolescenza, gli eterni tarli dell’uomo e della società. «Non abbiamo niente contro cui ribellarci, non facciamo altro che sballarci», sospira prima de «L’Onda» a una festa un futuro comprimario di Reiner e la disillusione, il nichilismo, la mancanza di motivazioni, non sono forse il fertile terreno per l’attecchire di qualsiasi dittatura?
Arriveranno le delazioni, la propaganda e la repressione, la violenza e il senso di appartenenza, sull’altare del quale gli elementi più fragili saranno disposti a sacrificare l’amore, la famiglia e la propria unica e inviolabile individualità.
Il professore e un alunno si troveranno a difendere L’Onda, il primo come traguardo professionale, il secondo come quella famiglia che non ha mai avuto, dimostrando quanto la base iniziale d’ogni totalitarismo sia la pretesa giustizia sociale e, mentre l’unione sotto la sacra effige del conformismo non farà che aumentare le differenze invece di valorizzarle, gli slogan sostituiranno il dialogo e la semplificazione, anche visiva, l’irriducibile problematicità (e ricchezza) d’ogni essere umano.

 

ISOMORFISMO – In letteratura l’isomorfismo è l’insospettabile, almeno in chiave programmatica, amore per ciò che si voleva criticare: un esempio illustre è il tentativo di plagio del protagonista di «Lolita» ai danni della ninfetta dodicenne, e, sul piano metaletterario, di Nabokov ai danni del lettore, nel cercare di rendere seducente il senescente pedofilo che finirà col rapire la dea-bambina.
Rainer Wenger è vittima di questa categoria estetica perché nonostante indossi magliette punk e sia adorato dai ragazzi che disertano altri corsi per seguire il suo, è ròso da una frustrazione che non gli ha mai permesso di emanciparsi dal titolo di studio preso ai corsi serali, e da un’origine socio-economica tutt’altro che elevata.
Il Nazismo, liquido e insinuante, diviene qui un attributo dell’anima più che una categoria storica e finisce col trionfare utilizzando la sua arma più potente: la riduzione di complessità.
In un passo iniziale del film un ragazzo recita una commedia di Dürrenmatt e ne cambia le parole (per lui obsolete in quanto volte a criticare il Capitalismo) per adattarle alla Globalizzazione; non appena L’Onda si abbatterà sulle vite dei ragazzi il testo verrà recitato senza alcuna licenza poetica né tentativo d’attualizzazione.
Il primo passo d’ogni totalitarismo è l’utilizzo d’una parola piatta che nella pretesa universalità livelli i particolarismi fino al ridicolo (basti pensare alla guerra mossa dal Fascismo ai dialetti e alle lingue straniere); ogni rivoluzione esiste in funzione d’un proprio linguaggio.

LA QUARTA ONDA – Siamo certi di essere immuni dallo spettro d’un nuovo totalitarismo? Che l’igiene della razza (in questo caso umana, non ariana) non ci porti all’eugenetica o a una selezione controllata che limiti la democrazia in funzione della sopravvivenza della specie? Proprio qui, nel paese che colleziona memorabilia fasciste e che ogni anno acquista migliaia di copie del calendario del Duce, che negli stadi continua a stendere il braccio intonando cori razzisti e tracciando svastiche in spray nei cimiteri ebraici, siamo certi che una nuova onda non possa travolgerci?
«Non tutte le cose dell’onda erano negative», dice un ragazzo sul finale, “possiamo correggere delle cose». «Ha fatto anche cose buone», si sente riecheggiare questa frase in alcune sedi di partito e nella deroga alla violenza di Stato si culla il germe di possibili nuove derive. L’Onda non esiste. Il Nazifascismo non è mai esistito, se non come costruzione pseudopolitica (Mussolini diceva di non aver inventato il Fascismo ma di essersi limitato ad estrarlo dall’inconscio degli italiani).
Quando un individuo si nasconde dietro un’idea per riscattare le proprie frustrazioni, concetti quali Patria, Onore, o Uguaglianza (nel caso delle dittature di sinistra) lo soccorrono e non c’è più spazio per carità ed empatia.
«Una società destinata a perdersi è fatale che si perda, una persona mai», scriveva Pasolini.

 

Germano Innocenti

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