La scuola al ritmo di Covid: le nuove misure dal 26 aprile

da | Apr 22, 2021 | IN CATTEDRA

La situazione epidemiologica italiana è in continuo divenire: la campagna vaccinale prosegue, seguendo criteri legati all’età anagrafica e i dati parlano di una penisola in cui molte regioni sperano nel passaggio alla zona gialla, desiderio reso possibile dall’approvazione del nuovo decreto covid del 21 Aprile che, tra le altre novità: reintroduce la classificazione gialla per le regioni; riapre, seppur gradualmente, le attività; concede nuovamente lo spostamento tra le regioni, seguendo precise procedure. Cosa succede invece al mondo della scuola?

COSA CAMBIA PER LA SCUOLA –  La certezza che ci consegna il nuovo decreto sembra essere che tutte le scuole, di ogni ordine e grado, finiranno, seppur parzialmente, l’anno in presenza: dal 26 aprile, infatti, tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado saranno in presenza, al 100%, anche nelle zone rosse; destino differente per le scuole secondarie di seconda grado: nelle zone gialle e arancioni, infatti, si dovranno garantire le lezioni da un minimo di 70% a un massimo del 100%, in base alle particolari situazioni regionali e delle specifiche istituzioni scolastiche; in zona rossa la percentuale di presenza oscillerà invece tra il 50% e il 75%. L’unica deroga sarà concessa in caso di focolai conclamati.

LE DIVERSE POSIZIONI – La decisione finale è un compromesso tra le varie parti coinvolte: da un lato, sia il Presidente del Consiglio Mario Draghi che il Ministro della Salute Roberto Speranza avevano annunciato un ritorno al 100% sui banchi di scuola per tutti gli studenti; sul versante opposto, forte è stata l’alzata di scudi delle regioni e dei sindacati, che hanno sottolineato come la scuola italiana non abbia effettuato cambi strutturali tali da potersi permettere un’apertura generalizzata senza rischi, anche alla luce della rapidità di diffusione della variante inglese, specie tra i giovani. Ciò che è certo è che, ancora una volta, a un mese dalla fine, la scuola dovrà mostrarsi pronta a un nuovo cambiamento.

Giuseppe Marino

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