Dad – Il punto di vista di un docente delle scuole paritarie

da | Mar 26, 2021 | IN CATTEDRA

Mentre l’aspetto emergenziale della didattica a distanza, dato dalle vette virali della pandemia e dalla lentezza del piano vaccinale, si trasforma in una realtà liquida ma solidissima dal punto di vista della continuità scolastica, docenti e discenti cercano di adattare la propria vita a quella che sembra essere sempre più una rivoluzione, sotto molteplici sfaccettature.

Mutamento del contesto

L’inevitabile salto di paradigma digitale, col potenziamento delle infrastrutture che ne consegue (o dovrebbe conseguire, visto il ritardo contestuale di varie parti d’Italia) si intreccia a un mutamento culturale che abbraccia l’aspetto epistemologico, sociale, psicologico e persino docimologico, visto che l’elemento valutativo non può non adattarsi alla vera e propria scossa tellurica che il sistema scuola sta subendo, o per meglio dire gestendo.

Affianco ai migranti digitali dell’istruzione, che a fatica riescono a liberarsi da una certa refrattarietà di stampo neoluddista verso i nuovi scenari suggeriti dalla Dad, convivono i nativi digitali (da una parte e l’altra della cattedra) che, per niente intimoriti dal cambio di passo, riescono ad analizzare la metamorfosi in atto con la lucidità tipica di chi non ha pregiudizi (analogici e non).

Appartiene a questa seconda categoria Silvia, classe ’91, docente madrelingua inglese in Clil e conversazione che insegna nelle scuole paritarie (primaria e secondaria di primo e secondo grado): è con lei che ci confrontiamo sul tema della Dad oggi, cercando di rifuggire qualsiasi strumentalizzazione ideologica.

Buongiorno Silvia, puoi raccontare la tua esperienza con la Dad?

 

Si, volentieri. Io insegno Clil in inglese e conversazione in alcune scuole primarie e secondarie di Roma, elementari, medie e licei, per la precisione. Le piattaforme di cui ci serviamo sono Zoom, Cisco Webex, Microsoft Teams, Classroom e Skype. Essendo del ’91 ho un rapporto molto informale coi ragazzi, anche da prima della pandemia, quindi spesso mi rapporto con loro cercando di capirne i problemi e le perplessità.

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della didattica a distanza che hai potuto registrare in questo «anno horribilis»?

 

Intanto vivendo a Roma, ma penso che la cosa valga per qualsiasi grande città, ho potuto bypassare il problema del traffico e degli spostamenti, svegliandomi più tardi e affrontando le lezioni con maggiore serenità. Lo stesso discorso riguarda ovviamente anche gli studenti. Inoltre, grazie al digitale, si possono condividere molti più contenuti senza fotocopie né un generale, e per me inutile oltre che faticoso, dispendio di carta. Tra l’altro ci guadagna anche l’ambiente.

 

Sul discorso dell’abbigliamento e, più nel dettaglio dell’etichetta, so che alcuni esperti consigliano un certo formalismo per veicolare un maggiore rispetto delle istituzioni. Tu cosa ne pensi?

 

Alcune scuole pretendono la divisa anche in Dad e dettano ferrei regolamenti di condotta. Per me si tratta di un’esagerazione: composti si ma non con la divisa.

 

E gli svantaggi della Dad?

 

Partendo dai problemi tecnologici, primo fra tutti le difficoltà di connessione, va rilevato un forte calo d’attenzione al punto che alcuni ragazzi scelgono di non collegarsi, saltando le lezioni, oppure spengono direttamente la videocamera. Per noi docenti è impossibile controllare tutto quindi ci limitiamo a segnalarne l’assenza, partendo poi dal presupposto che con lezioni da 40-45 minuti, quindi quindici-venti minuti in meno dei canonici 60, si riduce il volume di tempo per spiegare. Ma il danno più evidente è in termini di «scolarizzazione», nel senso che gli studenti hanno perso l’attitudine dello stare in classe, e mi riferisco a un problema concettuale e non solo all’abusato cliché del collegarsi in pigiama.

 

Come si strutturano le tue lezioni?

 

Metà della classe è a casa, l’altra metà (ma parliamo di BES e DSA) svolge la lezione in presenza usando il proprio smartphone.

Non tablet o pc?

 

No. Smartphone.

 

E come sta andando coi ragazzi con bisogni educativi speciali?

 

Sono quelli che stanno subendo di più l’attuale situazione poiché dovendo l’insegnante gestirli insieme ai ragazzi a casa, dedica loro minore attenzione, ma la maggior parte degli istituti per cui lavoro stanno organizzando corsi di recupero settimanali in modalità individuale. Cosa che però aumenta il mio carico di lavoro.

 

Pensi, come sostengono in molti, che gli insegnanti in Italia siano sfruttati?

 

Si. Dovrebbero, come minimo, prendere duecento euro in più al mese ed essere un po’ alleggeriti in termini di impegni.

 

Il professore Galimberti ritiene che i professori di scuole primarie e secondarie andrebbero retribuiti come docenti universitari. E viceversa.

 

Non arrivo a dire tanto, avendo anch’io collaborato con l’università, ma ho notato che molti miei colleghi, soprattutto quelli sopra i cinquant’anni, fanno molta fatica col digitale e spesso mi chiedono aiuto. Andrebbe rivisto il percorso formativo. E comunque io, un po’ per la giovane età ma anche per i tipi di scuole in cui ho insegnato, vengo già dall’uso della Lim e del pc in classe quindi non è stato traumatico il passaggio alla Dad.

 

Uno degli argomenti più «caldi»  della didattica a distanza è l’angoscioso problema del copiare.

 

Io l’ho risolto bandendo lo scritto in favore dell’orale. Dopo aver visto i voti levitare paurosamente ed essere diventata un’esperta di plagi da Wikipedia, mi limito a interrogare i ragazzi, cosa che non mi garantisce al cento per cento da possibili strategie di copiatura, ma aiuta molto. Però posso permettermelo poiché ho classi che non superano i 15-17 alunni. Per non parlare dei genitori.

 

Parliamone pure

 

Con la nuova modalità d’insegnamento hanno la possibilità di seguire personalmente le lezioni dei figli e spesso ne abusano arrivando al punto di suggerire durante le interrogazioni, o di condizionare il docente.

 

Vogliamo fare delle considerazioni finali? Dare dei suggerimenti, se ne hai?

 

Innanzitutto faccio un appello al senso di responsabilità generale: ci sono alcuni studenti della V liceo in cui insegno, ad esempio, che vorrebbero abolire la maturità ritenendo la Dad una truffa ai loro danni. Ecco, questa è un’esagerazione. Io penso che la modalità a distanza resterà, almeno al 25%, anche dopo la pandemia, basti considerare gli studenti che praticano sport professionistici e che non sempre hanno la possibilità di frequentare in classe. Vanno livellate le differenze fra regione e regione, città e città e persino fra scuole della stessa città: io non posso trovare qui a Roma un liceo con un programma digitale già avviato e studenti in possesso d’un loro account e scuole senza pc in dotazione, al punto che il professore deve portarselo da casa.

La Dad ha unito le persone perché ha permesso a tutti di seguire le lezioni ma ha anche disunito e isolato gli studenti rendendoli più fragili e complessati. Manca il contatto umano, soprattutto al liceo, nei difficili anni della crescita adolescenziale. A livello universitario la cosa è più gestibile ma io mi auspico il ritorno a una scuola tradizionale (in presenza) con un maggiore uso della strumentazione digitale.

 

Grazie Silvia.

 

A voi. Posso dire un’ultima cosa?

 

Prego

 

I ragazzi devono tornare a scrivere, e non al cellulare. Sono stanca di correggere compiti con la punteggiatura assente o storpiata, sembra un flusso di coscienza alla Joyce, ma senza sapere chi sia, Joyce intendo.

 

Germano Innocenti

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