La scuola non è la causa dell’incremento dei contagi: uno studio lo conferma

da | Mar 24, 2021 | SUI BANCHI DI SCUOLA

Più disponibilità di vaccini e somministrazioni più veloci: questo è il tema all’ordine del giorno nel vertice tenutosi ieri a Palazzo Chigi tra il Premier Mario Draghi, il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo, e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio.

TEMA – A tenere banco è il tema sulla poca uniformità di somministrazioni tra regione e regione. Ragion per cui nella riunione è stato centrale l’obiettivo di velocizzare la campagna di vaccinazione, con l’intenzione di arrivare a 500.000 vaccinati al giorno. Per metà aprile è atteso l’ok dell’Ema sul siero Johnson & Johnson, che fornirà all’Italia delle dosi limitate, destinate comunque ad aumentare nei mesi a seguire. Inoltre sono in arrivo altre 333.000 dosi di Moderna a cui vanno aggiunti altri lotti di Pfizer già preventivati. Mercoledì sbarcheranno in Italia 279.00 dosi di AstraZeneca, che dopo una settimana di stop, tornerà ad essere somministrata. La mancanza di vaccini costringerà contestualmente l’Italia a non superare il tetto delle 200.000 vaccinazioni al giorno e questa lentezza nella campagna vaccinale sembra posticipare ulteriormente la riapertura delle scuole.

STUDIO –Il problema delle vaccinazioni e quello del contagio nelle scuole sono due degli argomenti più caldi del momento, ma a tal proposito, uno studio fatto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici tra cui Sara Gandini, basato su un campione di circa 7 milioni di studenti e 770 mila insegnanti, evidenzia come nelle aule scolastiche non siano state riscontrate poi così tante positività. Mettendo insieme i dati in possesso del Ministero dell’Istruzione, di aziende sanitarie e della Protezione Civile, è emerso che il tasso di positività tra i ragazzi sottoposti al tampone è inferiore all’1%. Basandosi su questi dati, proprio l’epidemiologa Sara Gandini spiega che – «Il rischio zero non esiste ma sulla base dei dati raccolti possiamo affermare che la scuola è uno dei luoghi più sicuri rispetto alle possibilità di contagio». Inoltre tale analisi evidenzia anche come la responsabilità degli studenti nella trasmissione del coronavirus sia praticamente marginale, risultando contagiosi il 50% in meno rispetto agli adulti, decisamente più responsabili del recente innalzamento della curva epidemiologica, come confermato anche dalla diffusione della variante inglese.

Questo studio sembra scagionare  la scuola dall’accusa di essere uno dei maggiori ceppi di contagio nei mesi di ottobre e novembre, indirizzando altrove la ricerca di cause e colpevoli.

Luca Palmieri

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