Meritocrazia, intelligenza, volontà e talento: “La sfida educativa”

da | Set 10, 2020 | IN PRIMO PIANO

Ci sono molte parole, nel mondo della scuola, che hanno un’importanza capillare ma che, spesso, sono difficili da decifrare fino in fondo. Una di questa è “merito”: gli insegnanti possono vedersi elargire somme di denaro aggiuntive legate al bonus merito e i ragazzi vengono spesso giudicati come meritevoli o meno. Ma cosa significa realmente “merito”? Proviamo a darne una interpretazione.
Iniziamo dal suo stesso “Inventore”… Il coniatore del vocabolo meritocrazia fu il sociologo britannico Micheal Young che, nel lontano 1958, pubblicò il saggio “The Rise of Meritocracy”, nel quale attribuiva il sorgere della meritocrazia alla discontinuità economica innestata dal passaggio da un’economia agricola a un’industriale e spiegava che nell’economia agricola lo status non era definito in base al merito, ma alla nascita. I figli seguivano il destino dei padri, e la domanda “Cosa farai da grande?” non aveva senso: era sottinteso che i figli avrebbero lavorato la terra dei padri. E’ ben noto a tutti, però, che già a fine ‘800 s’iniziò a parlare di uguaglianza formale, ‘presente anche nell’art. 3 della nostra Costituzione. Il concetto di “eguale opportunità” spinse così Young a cercare una soluzione che corrispondesse ad un modello societario nel quale le pari opportunità portassero ogni persona a far fiorire il proprio talento; fondando un istituto di ricerca a Londra e pubblicando un libro intitolato “The Rise of the Meritocracy. In esso, Young definì la sua “nuova creatura sociale” come: “Un’organizzazione basata sulle abilità dimostrate (merito) e talento, piuttosto che su ricchezza ereditata, privilegi vari, popolarità o altri determinanti storici di carattere politico o posizione sociale”.
Questo concetto, poggia su due valori, due pilastri essenziali del merito che secondo il suo coniatore sono:

  1. La responsabilizzazione di ciascuna persona, una società in cui ognuno sia pienamente responsabile delle proprie azioni (Secondo Young, infatti,non esiste uno Stato compassionevole che protegga l’individuo anche da se stesso)
  2. Le pari opportunità: il vantaggio fondamentale del merito morale senza compromessi è costruire fiducia, un ingrediente necessario al successo delle società meritocratiche: “Il cittadino crede che il sistema sia giusto, ed è per questo disposto ad accettarne le regole e a contribuire attivamente con il suo operato”.

Illustrati i punti nodali del merito, la prossima volta ci soffermeremo sulla disamina del carattere di oggettività del suo valore.

 

Dott.ssa Maria Gioia Pierotti
Pedagogista e docente presso MIUR

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