L’EDUCAZIONE CIVICA PER NON ESSERE SUDDITI – PARTE PRIMA

da | Ago 24, 2020 | IN PRIMO PIANO

…riconosciamo tutto ciò che hanno di sacro i diritti individuali, ma crediamo non si abbiano diritti senza doveri, crediamo che il diritto di giudicare implichi il dovere di conoscere, e che il primo dovere di chiunque è chiamato a decidere col proprio voto le sorti del Paese sia quello di procurarsi le nozioni indispensabili per sapere ciò che fa…”.

Forse qualcuno di voi, leggendo queste righe, ha pensato fossero le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole e che l’estensore si sia fatto prendere dall’entusiasmo.

Sbagliato!

Queste parole hanno qualche anno sulle spalle.

Sono state pronunciate nel 1912 da Giuseppe Zanardelli.

Non diversamente Filippo Turati, più o meno nello stesso periodo ebbe a dire che “il Suffragio Universale avrebbe creato, specialmente nel Mezzogiorno, nuovi contingenti elettorali ebeti, corruttibili, raggirabili al servizio del padrone medioevale e dei ciarlatani”.

Il suffragio universale (all’epoca solo maschile) era stato appena introdotto (con legge 30 giugno 1912, n. 666) e forti erano state le discussioni prima e i timori dopo.

Con quella legge l’elettorato attivo fu esteso a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 30 anni senza alcun requisito di censo né di istruzione; il corpo elettorale passò da 3.300.000 a 8.443.205, di cui 2.500.000 analfabeti, pari al 23,2% della popolazione.

Certo, l’estensione del suffragio fu un fatto da salutare positivamente, ma il voto, come qualsiasi potere, se mal utilizzato è dannoso.

Se ci pensiamo, esiste un rapporto diretto tra uso del potere e consapevolezza: il secondo senza il primo è sterile, il primo senza il secondo è pericoloso.

Un popolo tenuto nell’ignoranza voterà senza alcuna consapevolezza e il primo pifferaio magico riuscirà ad attirare voti e orientare i risultati e quindi le politiche.

I nostri Padri Costituenti lo sapevano bene, ed è per questo che introdussero l’obbligo scolastico e aprirono la scuola a tutti, circostanza che non ha nulla di “buonista”, al contrario è il risultato di una precisa scelta strategica: cittadini formati esprimeranno, o comunque sosterranno, una classe politica potenzialmente migliore.

L’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado della disciplina Educazione civica è stato introdotto dal DPR 585/1958, anche se l’aveva incardinata all’interno dei programmi d’insegnamento della storia.

Le normative successive colsero vari aspetti (il DPR 249/98 puntava alla formazione alla cittadinanza, la legge 53/03 promuoveva il “conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata ai princìpi della Costituzione”, il decreto legislativo 59/04 introdusse l’Educazione alla convivenza civile, il decreto legge 13/08 introduceva competenze relative a Cittadinanza e costituzione) ma non determinarono processi formativi incisivi.

La dimensione appariva più di tipo informativo che formativo, senza che (appunto) vi fossero obiettivi formativi da conseguire (e quindi da valutare), tanto è vero che nell’immaginario collettivo l’educazione civica non viene insegnata.

La legge 92/19 (rubricata “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione  civica”) rappresenta un’inversione di tendenza e, nel definire gli obiettivi, precisa come l’educazione civica contribuisca a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica.

 

La prossima volta vedremo, nel dettaglio, in cosa consiste la legge 92/19, su cosa si focalizza e quali sono i suoi fini…

 

Prof. Roberta Russo

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