“DSA e inclusione scolastica” – intervista alla tutor Gianna Zilibotti

da | Lug 14, 2020 | SUI BANCHI DI SCUOLA

Il tema dell’inclusione scolastica è sempre più presente in ogni realtà didattica. Abbiamo intervistato la tutor di “E Campus” Gianna Zilibotti, per farci raccontare la sua esperienza diretta e per avere qualche ragguaglio sui metodi e sulle prassi più adeguate da utilizzare

Ci può parlare della sua esperienza con la didattica inclusiva?
Ho seguito, sin dal primo esame, lo studente C.S. nella preparazione degli esami del corso di Laurea in Scienze della Comunicazione c/o l’Università on line E-campus. Si è iscritto nell’anno 2016 ed ora, posso dire, che è un laureando (mancano alcuni esami alla fine del percorso).
Lo studente rientra nella categoria DSA ed è affetto da disturbi legati alla sfera cognitiva, disturbi del linguaggio ed eccesso di emotività con tendenze maniaco ossessive; si è diplomato con il Gruppo Grandi Scuole di Roma, frequentando regolarmente una classe di studenti.
In pedagogia e psicologia scolastica si parla di didattica differenziale e di una formazione specifica da parte degli insegnanti o dell’insegnante per rapportarsi allo studente DSA, di un metodo di apprendimento ‘su misura’, e perciò quantitativamente e qualitativamente diverso rispetto al modello standard.
Rispetto a quanto è convenzionalmente stabilito dall’istruzione scolastica pubblica, nell’Università E-campus, innanzitutto, e fa la differenza, la preparazione dello studente è individuale, coadiuvata dalla presenza di un tutor (per ogni disciplina del corso) che lo segue secondo criteri e canoni diversamente predefiniti.
Nel caso dello studente che ho avuto personalmente ‘in carico’, si è trattato di un lavoro, oltre che sul piano didattico, soprattutto, sul piano psicologico.

Come si è svolto, a livello pratico, il rapporto con lo studente?
Nella mia esperienza, tuttora in corso, ho dato la priorità al rapporto interpersonale, alla messa a punto della reciprocità degli scopi da perseguire, alla condivisione dell’esperienza, prima di intraprendere la ‘via delle lezioni’.
Mi è sembrato sempre rilevante infondere in C. la fiducia in se stesso, la consapevolezza delle sue capacità e l’idea che l’impegno porta a dei risultati, tanto più se si è in ‘due’. Questo patto ‘fiduciario’ è stato fondamentale per il nostro lavoro.
Lo sforzo emotivo di C. è stata una costante; tuttavia, attraverso stati emotivi alternanti, ha sviluppato la percezione che studiare comporta sacrificio e fatica non solo per lui, ma per tutti. Ho contato sul fatto che la formazione ricevuta per ottenere il diploma non era svanita e con buona memoria ritornava frequentemente, sovraccaricata di ricordi personali.
Nello stesso tempo, la possibilità di seguirlo in modo continuativo e assiduo è diventata me per la garanzia di ottenere certi risultati.
Se C. è stato distratto, invadente, disattento, poco concentrato (si muoveva in continuazione) l’ho accettato, ma con determinazione e pazienza ho colto e favorito il suo orgoglio per lo studio (sostenuto, tra l’altro, dai familiari e dal suo operatore sanitario personale) … che è aumentato man mano che superava gli esami.

Quale è stato il metodo di studio vincente?
La ripetizione continua degli argomenti sostenuta da una schematizzazione logica e sintetica; l’uso delle rappresentazioni grafiche inserite nelle slide come supporto visivo degli argomenti; l’associazione di esempi pratici ai concetti astratti. In particolare, la attualizzazione di certi temi e contenuti riportati nella realtà pratica hanno permesso allo studente di esprimersi in modo colloquiale durante l’interazione con il docente in sede di esame.
Questo aspetto, e lo dico con onestà intellettuale, è favorito proprio dall’approccio multidisciplinare di ogni esame ‘del corso di Scienze della Comunicazione; in quanto ogni ‘materia’ è presentata allo studente secondo un excursus evolutivo che parte dalle origini e si inserisce nel contesto contemporaneo per diventare motivo di argomentazione, interpretazione e discussione.
Lo studente C.S. ha mantenuto e rispettato, con tutte le sue difficoltà, quel patto che implicitamente e, spesso, esplicitamente gli ho ricordato più volte: la figura del tutor è una figura di aiuto nello studio, di complicità e condivisione nella preparazione d’esame fino al giorno dell’appello.

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