“OK la didattica on-line, ma l’Italia deve migliorare” parla il manager Michele Caiati

da | Giu 22, 2020 | IN PRIMO PIANO

Abbiamo parlato di istruzione e formazione con Michele Caiati, 54 anni laureato in Economia e Commercio in Italia, che da diversi anni vive e lavora all’estero. Il suo punto di vista esterno dal mondo scolastico è utile non solo a capire il momento che stiamo attraversando, ma è una visione concreta sui vantaggi e le potenzialità della didattica a distanza nel contesto di un’istruzione senza frontiere. Inoltre, rappresenta quel dialogo, sempre più richiesto dal Ministero dell’Istruzione, tra scuola e mondo del lavoro che i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) richiedono ad ogni istituzione scolastica.

Dott. Caiati come è maturata la sua esperienza all’estero?
Ho avuto la fortuna di entrare in una multinazionale francese nel settore petrolifero nel 1994.
Dopo alcuni anni in Italia, nel 2004 sono diventato dirigente alla Total e subito dopo l’azienda mi ha offerto la possibilità di lavorare all’estero. Prima destinazione Trinidad & Tobago, poi Venezuela, Perù e Francia. Sono stati 12 anni fantastici, di sacrifici e tante soddisfazioni, che mi hanno permesso di conoscere culture diverse e sistemi di formazione scolastica e universitaria differenti dal nostro.
Nel 2018 sono rientrato in Italia, ma anche se adoro il mio paese mi è sembrato di fare un gran passo indietro sia professionalmente che di vita personale.
Quest’anno ho lasciato l’azienda che mi ha accompagnato per 25 anni e ho accettato una offerta di lavoro a Singapore, presso la Basf

Che idea si è fatto della scuola e dell’università fuori dall’Italia?
Mia figlia è nata a Trinidad e all’età di 2 mesi ci siamo trasferiti in Perù per 3 anni, per poi dirigerci a Parigi dove ha frequentato la scuola materna francese. Di ritorno a Milano ha frequentato l’equivalente della prima elementare in una scuola francese mentre ora è iscritta presso una scuola privata francese/inglese a Singapore.
In questi anni vissuti all’estero ho potuto constatare le differenze di didattica e livello scolastico tra i vari paesi. Non solo per le scuole frequentate da mia figlia, ma anche e soprattutto per le conoscenze e le competenze dimostrate dai miei collaboratori in azienda sia locali che stranieri (in particolare francesi).
La mia opinione personale è che fino alle Scuole Medie non ci siano molte differenze. I nostri insegnanti di scuola materna ed elementare sono preparati didatticamente, ma più comprensivi e affettuosi. All’estero sono più freddi e seguono un rigoroso programma dettato dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Le differenze le noto soprattutto nelle Scuole Superiori e in particolare nelle Università.
I programmi sono più affini al mondo del lavoro. I ragazzi che frequentano l’università hanno cicli di studio che prevedono stage presso le aziende.
Le università hanno una rete di contatti che permette loro una collaborazione con aziende internazionali, così da favorire stage aziendali retribuiti anche in maniera ottimale.
Salvo poche eccezioni in Italia, le università hanno piani di studi obsoleti e troppo lontani dalla realtà lavorativa.

Che cosa si sente di consigliare ai giovani studenti italiani?
Di non farsi troppi problemi a lasciare la famiglia dopo il diploma o dopo la laurea e di fare esperienze di studio e di lavoro fuori dall’Italia: sono quelle che ti fanno crescere velocemente e ti formano per la vita.
Con me all’estero hanno lavorato ragazzi francesi di 22 anni che, nonostante la giovane età, si sono inseriti agevolmente nel contesto lavorativo aziendale.

Che insegnamenti ci ha lasciato questa pandemia?
Il Covid-19 nella sua drammaticità ci ha dato l’opportunità di sperimentare il lavoro e lo studio “a distanza”. Le scuole che hanno saputo organizzarsi bene e velocemente hanno dato servizio e qualità ottimi. Ma attenzione: la diffusione della formazione on-line richiede grande competitività e qui l’Italia deve recuperare posizioni, deve dimostrarsi realmente competitiva rispetto alle realtà straniere.
Se nei prossimi anni ci sarà effettivamente la possibilità di scegliere un’università on-line dall’altra parte del mondo, saranno i contenuti didattici e le opportunità offerte agli studenti a fare la differenza. Immaginare di poter assistere a lezioni universitarie di Harvard e delle migliori Università del mondo stando davanti a un pc a Catania o a Bari, non sarebbe più un concetto così astratto.
Il Covid-19 ci sta lasciando tanta tristezza, ma anche nuove opportunità di apprendimento.
Spero che in futuro questa attuale esigenza possa diventare una realtà per aumentare il livello di qualità della didattica per i nostri giovani: ma l’Italia dovrà correre.
Mia figlia di 8 anni oggi prende lezioni online di chitarra da un insegnante di Milano, fa i compiti con un insegnante francese che vive in Svizzera e frequenta la classe di francese e inglese presenziale a Singapore. E questo è solo l’inizio.

 

Dott. Michele Caiati,
Manager italiano che vive all’estero

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